Una tensione diplomatica che dura da mesi continua a caratterizzare i rapporti tra Israele e la Spagna. Secondo quanto riferito da fonti governative israeliane, l'ambasciata dello Stato ebraico nella capitale spagnola è priva di un ambasciatore dal maggio 2024, periodo in cui venne richiamata la rappresentante Rodica Radian-Gordon.
Il ritiro della diplomata israeliana rappresentò una chiara risposta di protesta alla decisione della Spagna di riconoscere ufficialmente uno Stato palestinese indipendente. Una mossa che aveva irritato profondamente le autorità di Gerusalemme, costringendole a intraprendere contromisure nell'ambito delle relazioni bilaterali.
A distanza di mesi, la situazione rimane bloccata. Madrid, da parte sua, ha mantenuto ferma la posizione di non rimpatriare l'ambasciatrice spagnola Ana Maria Salomon Perez a Tel Aviv. Un braccio di ferro in cui entrambe le nazioni mantengono le rispettive delegazioni diplomatiche sottoposte a gestione ridotta, affidate cioè a incaricati d'affari anziché a rappresentanti di rango superiore.
Gli ambienti governativi israeliani inquadrano questa situazione come una questione di reciprocità: se la Spagna non accoglie pienamente i propri diplomatici a Tel Aviv, Israele procede in maniera speculare a Madrid. Si tratta di una forma di parità che testimonia come il conflitto sul riconoscimento dello Stato palestinese abbia generato crepe significative nelle relazioni tra i due Paesi.
La contesa evidenzia quanto profondo sia il solco aperto dalle politiche divergenti in Medio Oriente. Mentre Madrid ha scelto di allinearsi con diversi Paesi europei nel riconoscimento dell'autodeterminazione palestinese, Israele continua a considerare tale decisione come un gesto ostile che merita una risposta ferma sul piano diplomatico.