La guerra in Iran ha acceso nuovamente i riflettori sulla fragilità energetica dell'Unione europea. In appena dieci giorni di conflitto, le casse comunitarie hanno dovuto stanziare ulteriori 3 miliardi di euro per l'acquisto di carburanti fossili sui mercati internazionali. Un'emorragia finanziaria che Ursula von der Leyen ha trasformato in un grido d'allarme di fronte al Parlamento europeo: l'Europa rimane pericolosamente esposta agli shock geopolitici che si ripercuotono sulle quotazioni mondiali.
La situazione sui mercati parla da sola. Dopo i raid sulla capitale iraniana, il prezzo del gas naturale ha registrato un balzo del 50 per cento, mentre il petrolio è salito del 27 per cento. Von der Leyen ha colto l'occasione per ribadire un concetto ormai centrale nella strategia europea: finché continueremo a dipendere da importazioni provenienti da regioni instabili, continueremo a pagare un prezzo molto alto. Tornare a rifornirsi dalla Russia rappresenterebbe un errore strategico irreversibile, ha chiarito perentoriamente la numero uno di Bruxelles, spingendo invece verso una diversificazione che abbracci le rinnovabili e l'energia nucleare entro i confini continentali.
Ma è sul meccanismo del sistema europeo di scambio delle quote di emissioni (ETS) che si concentra il dibattito più acceso. Von der Leyen ha riconosciuto la necessità di una modernizzazione dello strumento, senza il quale l'Ue consumerebbe 100 miliardi di metri cubi di gas supplementari e risulterebbe ancora più vulnerabile. Eppure a Roma, in contemporanea con l'intervento a Strasburgo, Giorgia Meloni ha chiesto una sospensione temporanea del meccanismo almeno per il comparto termoelettrico, accusando l'ETS di gonfiare artificialmente i costi dell'elettricità fino a 30 euro per megawattora, pari a circa un quarto della spesa finale in bolletta.
La divergenza tra Bruxelles e il governo italiano anticipa uno scontro che troverà il suo epicentro al vertice dei leader Ue previsto per il 19 e 20 marzo. Von der Leyen sta preparando un pacchetto di interventi emergenziali che comprende l'allentamento ulteriore delle regole sugli aiuti di Stato, sussidi mirati contro il caro-bollette e potenzialmente il ritorno del price cap sui prezzi del gas. L'intento dichiarato è di aggredire il problema da tutti gli angoli, toccando ogni singolo componente che alimenta il costo finale per consumatori e aziende.
C'è però una tensione più sottile che attraversa il discorso della presidente della Commissione. In un intervento dedicato quasi interamente all'energia e, per la prima volta dal 2022, privo del tradizionale capitolo dedicato all'Ucraina, von der Leyen affronta anche le critiche crescenti sulla sua gestione della politica estera, ritenuta da diversi leader europei troppo accomodante nei confronti dell'amministrazione Trump. La riaffermazione che l'Ue rimane fedele ai principi del diritto internazionale suona come una risposta a chi lamenta una perdita di autonomia strategica del blocco continentale proprio quando l'Europa si trova più vulnerabile.