Un netto insuccesso legislativo per Claudia Sheinbaum. La presidente messicana ha visto crollare il suo ambizioso piano di riforma costituzionale quando la Camera dei deputati ha negato l'approvazione richiesta. Il risultato è stato impietoso: 259 deputati hanno votato a favore, 234 contro e una sola astensione, a fronte dei 334 voti indispensabili per modificare la Carta costituzionale. Un divario di oltre 75 voti che evidenzia le fratture interne alla coalizione al governo.
Il progetto, che Sheinbaum aveva soprannominato il "decalogo per la democrazia", prevedeva una profonda riscrittura delle regole elettorali messicane. Nel pacchetto rientravano la rimodulazione del sistema proporzionale, un drastico taglio ai finanziamenti pubblici destinati ai partiti politici e una significativa riduzione dei posti in Senato. La proposta toccava anche temi d'attualità come l'intelligenza artificiale nelle campagne, con nuove limitazioni al suo utilizzo, e estendeva i diritti di voto per i cittadini messicani domiciliati all'estero.
La débâcle è stata provocata dal cambio di posizione di due partner minoritari della coalizione governativa: il Partito del Lavoro e il Partito Verde Ecologista del Messico hanno ritirato il loro appoggio nel momento cruciale del voto. Senza il loro sostegno, il blocco di Morena e alleati non ha potuto raggiungere la soglia richiesta, trasformando quella che doveva essere una vittoria in una sconfitta che mina la capacità di manovra della presidente.
Ricardo Monreal, coordinatore parlamentare di Morena, non ha perso tempo nel annunciare una contromossa: il partito starebbe già elaborando un "piano alternativo" incentrato su modifiche normative che non necessitano dell'approvazione costituzionale. Una strategia per salvare il salvabile, anche se su scala ridotta. Resta il fatto che Sheinbaum dovrà ora misurarsi con una maggioranza più fragile di quanto immaginato all'inizio del suo mandato presidenziale.