René Redzepi ha deciso di farsi da parte. Il rinomato cuoco danese, figura cardine della cosiddetta cucina nordica contemporanea, ha annunciato il suo ritiro dalla supervisione del progetto pop-up del Noma a Los Angeles attraverso un messaggio video condiviso su Instagram. Nel filmato, rivolto emozionato ai collaboratori, il fondatore ha comunicato la scelta di cedere il controllo della struttura ai suoi manager, permettendo al locale di proseguire il proprio percorso sotto altre mani. "Dopo più di venti anni dedicati alla costruzione e alla direzione di questo ristorante, ritengo sia giusto fare un passo indietro", ha dichiarato, riconoscendo inoltre errori comportamentali commessi in passato, pur sostenendo di essere cambiato.
La decisione giunge nel contesto di una tempesta reputazionale scatenata da un'inchiesta del New York Times, pubblicata pochi giorni prima. Il reportage documentava testimonianze di decine di ex membri dello staff che riferivano di aver patito o assistito a comportamenti violenti, sia fisicamente che psicologicamente, all'interno della cucina della sede storica di Copenaghen, attualmente inaccessibile al pubblico.
Il progetto californiano rappresenta uno dei venture itineranti avviati dal Noma dopo la chiusura permanente del suo storico location danese. La residenza temporanea, allestita presso una villa nel quartiere di Silverlake, continuerà a operare per ulteriori due settimane, mantenendo il prezzo di circa 1500 dollari per cena, nonostante l'assenza di Redzepi.
Non è mancata l'attivismo sul luogo. Protestanti organizzati da Jason Ignacio White, ex dipendente che in precedenza aveva sollevato problematiche presso la sede di Copenaghen, insieme al movimento One Fair Wage, hanno manifestato davanti alla villa nel corso dell'inaugurazione, denunciando le pratiche lavorative contestate.