Un dato incoraggiante arriva dall'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera: nel bimestre gennaio-febbraio 2026 gli ingressi irregolari nell'Unione europea hanno subito un calo drastico, attestandosi intorno alle 12mila persone, il 52% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Si tratta di un inversione di tendenza significativa nel fenomeno migratorio che da anni tiene banco nel dibattito politico europeo.
Nonostante il calo generalizzato, la rotta del Mediterraneo centrale continua a rappresentare il corridoio principale per chi tenta di raggiungere l'Europa in modo irregolare. In questi primi due mesi sono stati conteggiati quasi 3.400 arrivi attraverso questa via, con una riduzione comunque rilevante del 50% sul periodo precedente. La regione resta quindi critica dal punto di vista della pressione migratoria, concentrando quasi un terzo di tutti gli attraversamenti non autorizzati registrati finora nel 2026.
Il calo più impressionante riguarda invece la rotta dell'Africa occidentale, dove i passaggi sono diminuiti dell'83% rispetto ai primi due mesi del 2025. Un'evoluzione che testimonia come i flussi migratori rispondano a variabili complesse e mutevoli nel tempo. Tuttavia, Frontex non abbassa la guardia: l'Agenzia avverte che il peggioramento della situazione geopolitica in Medio Oriente potrebbe generare nuovi flussi di sfollati nella regione nelle prossime settimane, anche se finora questo scenario non ha inciso significativamente sui movimenti verso i confini esterni dell'Ue.
A smorzare l'ottimismo dei numeri in calo interviene però la tragedia umana che continua a caratterizzare questi percorsi. L'Organizzazione internazionale per le migrazioni documenta che quasi 660 persone hanno perso la vita attraversando il Mediterraneo nei medesimi primi due mesi del 2026. Molte di queste morti sono da attribuire alle condizioni meteorologiche estremamente avverse che hanno colpito la regione, un elemento che rimane fuori dal controllo delle politiche migratorie ma che rappresenta il costo più grave del fenomeno.