La tensione tra Budapest e Kiev sale di un'altra tacca. Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha lanciato un'accusa pesante nei confronti dell'Ucraina, affermando che le forze di Kiev avrebbero condotto diversi attacchi contro i sistemi critici del gasdotto TurkStream in territorio russo. Secondo quanto riferito dallo stesso Szijjártó tramite i social media, l'informazione gli sarebbe stata comunicata dal vice ministro dell'Energia russo Pavel Sorokin.

La denuncia ungherese si inserisce in un quadro più ampio di tensioni energetiche tra i due Paesi. Szijjártó ha sottolineato come l'Ucraina stia già bloccando i transiti di petrolio verso l'Ungheria, e ora starebbe mirando anche ai rifornimenti di gas attraverso il TurkStream, un corridoio fondamentale per garantire l'indipendenza energetica di Budapest e di diversi stati dell'Europa centrale e orientale. Un'eventuale interruzione del flusso rappresenterebbe un rischio concreto per la stabilità dell'approvvigionamento nella regione.

Ma c'è un aspetto politico che il capo della diplomazia magiara non ha voluto tacere. A poco più di un mese dalle elezioni ungheresi, Szijjártó ha accusato Kiev di utilizzare le pressioni energetiche come arma di interferenza interna per favorire il partito Tisza, principale opposizione al governo di Viktor Orbán. Un'accusa che carica ulteriormente il clima già teso tra i due governi, spesso in contrasto sulla linea da seguire nel conflitto ucraino.

Da Budapest arriva quindi un appello diretto alle autorità ucraine: il presidente Zelensky e gli organi decisionali di Kiev dovrebbero immediatamente cessare gli attacchi alle infrastrutture energetiche critiche e abbandonare qualsiasi tentativo di interferenza negli affari interni ungheresi. Una richiesta che rappresenta il culmine di mesi di attrito sulla questione del transito di gas e petrolio verso l'Europa centro-orientale.