Il Parlamento europeo si appresa a decidere entro fine mese se avviare ufficialmente i negoziati con il Consiglio dell'Unione europea sulla controversa direttiva rimpatri. La mini plenaria di Bruxelles dei giorni 25 e 26 marzo sarà il palcoscenico dello scontro politico su un tema che divide profondamente l'assemblea legislativa comunitaria.

La presidenza dell'Eurocamera ha già confermato la presenza del mandato negoziale, approvato una settimana fa dalla commissione Giustizia. Ora è scattato il periodo di 24 ore durante il quale gli eurodeputati possono presentare formalmente la loro opposizione all'avvio automatico dei negoziati, procedura che richiederebbe normalmente una decisione presa senza dibattito in aula.

Secondo indiscrezioni parlamentari, i gruppi di Sinistra, Verdi e Socialisti dovrebbero superare la soglia del 10% dei deputati europei, equivalente a 72 firme, necessaria per forzare un voto in plenaria. Una mossa che consentirebbe loro di sottoporre il tema al dibattito pubblico dell'intero parlamento e di cercare di rallentare l'iter procedurale.

Il testo in questione porta la firma di François-Xavier Bellamy, eurodeputato francese del Partito popolare europeo. Era stato sottoposto al voto della commissione Giustizia lunedì 9 marzo in una sessione straordinaria tenutasi a Strasburgo, dove ha ottenuto il via libera grazie all'alleanza tra il Ppe, i Conservatori e Riformisti, il gruppo Patrioti e il movimento Europa delle Nazioni Sovrane. Una coalizione che dispone dei numeri sufficienti anche per vincere il voto in plenaria, qualora la sinistra riuscisse a forzare la votazione.

La direttiva rimpatri rimane uno dei dossier più delicati dell'agenda europea in materia di migrazione, alimentando un dibattito che contrappone chi enfatizza la necessità di una gestione più rigida dei rimpatri a chi denuncia i rischi per i diritti umani e le garanzie procedurali dei cittadini extracomunitari.