Cresce lo scontro all'interno dell'Unione Europea sulla prosecuzione del sistema europeo di scambio delle quote di emissioni (Ets). Otto capitali hanno sottoscritto un documento ufficioso nel quale rigettano categoricamente la richiesta avanzata dall'Italia di sospendere questo meccanismo di mercato. A firmarlo sono Danimarca, Olanda, Svezia, Finlandia, Spagna, Portogallo, Slovenia e Lussemburgo, come risulta dal documento acquisito dall'ANSA a Strasburgo.

Secondo il contenuto del non paper, l'Ets rappresenta il pilastro fondamentale della strategia climatica europea e non può essere messo in discussione. I firmatari avvertono che qualsiasi modifica strutturale, revisione dello strumento stesso o ipotesi di sospensione comporterebbe conseguenze molto gravi, sia dal punto di vista dell'impegno ambientale dell'Unione che della stabilità economica del mercato.

I Paesi sostenitori del sistema sottolineano inoltre un aspetto cruciale: il meccanismo di pricing del carbonio genera segnali di mercato decisivi per orientare gli investimenti privati verso la transizione energetica. Una sospensione della Ets rischierebbe di compromettere questa funzione basilare, creando incertezza negli operatori e indebolendo gli incentivi economici necessari per raggiungere gli obiettivi climatici europei.

La posizione dei ventuno Stati sottoscrittori mette in luce le tensioni crescenti all'interno dell'Unione sulla velocità e le modalità della transizione ecologica. Mentre alcuni Paesi, come l'Italia, cercano di rallentare processi ritenuti economicamente gravosi per settori specifici, altre nazioni privilegiano il mantenimento di una rotta ambiziosa per consolidare la leadership europea nella lotta al riscaldamento globale.