Uno dei dilemmi più comuni nei luoghi di lavoro moderni, soprattutto negli Stati Uniti, emerge da una lettera pubblicata dal New York Times Magazine e commentata dal rinomato filosofo Kwame Anthony Appiah. Il caso riguarda un dipendente che si è trovato nella difficile situazione di scegliere tra la propria salute finanziaria e quella dei colleghi. Aveva a disposizione un solo giorno di malattia, già programmato come ferie per le festività, e quando è arrivato il raffreddore ha scelto di presentarsi comunque in ufficio, temendo di rimanere senza protezione in caso di emergenza. La scelta ha suscitato reazioni negative: colleghi con fazzoletti davanti al viso e sguardi di disapprovazione hanno reso chiaro il messaggio.
Secondo Appiah, la questione non è semplicemente una questione di galateo, ma di etica vera e propria. Il filosofo sottolinea che chi è affetto da un raffreddore dovrebbe adottare misure concrete per ridurre il rischio di contagio: usare regolarmente disinfettante per le mani e coprirsi la bocca quando starnutisce. Tuttavia, la soluzione migliore rimane stare a casa, se possibile. Il ragionamento di Appiah è diretto: risparmiare i giorni di malattia per timore di situazioni peggiori è comprensibile dal punto di vista umano, ma è una scelta egoistico nel momento in cui espone gli altri a rischi concreti.
Ma il vero problema affondava le radici nella politica aziendale stessa. Negli Stati Uniti, a differenza di molti paesi europei, non esiste una legge federale che obblighi i datori di lavoro a concedere giorni retribuiti di malattia, e spesso questi vengono equiparati alle ferie. Una simile gestione, secondo l'analisi di Appiah, è controproducente anche per le aziende. Se i dipendenti sono costretti a presentarsi al lavoro anche quando contagiosi, il numero complessivo di assenze aumenta, perché più persone si ammalano. Il risultato è una diminuzione della produttività generalizzata, dal momento che molti lavorano in condizioni non ottimali.
Il paradosso è evidente: una politica restrittiva sui congedi per malattia, lungi dal proteggere la produttività, la danneggia. Un approccio più generoso e consapevole non rappresenterebbe solo una questione di umanità verso i dipendenti, ma anche un interesse economico per l'azienda. Un ufficio più sano è un ufficio più efficiente. La risposta di Appiah sottintende che le scelte individuali, per quanto comprensibili, non possono sostituire la responsabilità collettiva delle organizzazioni nel creare condizioni di lavoro che non costringano le persone a scegliere tra il proprio portafoglio e la salute altrui.