La Commissione europea ha avviato un'inchiesta formale nei confronti di Meta per accertare se gli algoritmi che governano Facebook e Instagram stiano comprimendo artificialmente la visibilità dei contenuti a carattere politico. L'indagine rappresenta un nuovo capitolo della stretta normativa dell'Ue sulle big tech e arriva in un contesto di crescenti preoccupazioni riguardo all'influenza dei social media nei processi democratici.
A rendere pubblica la notizia è stato Sandro Ruotolo, eurodeputato e responsabile della comunicazione del Partito Democratico, che ha ottenuto la conferma direttamente dalla vicepresidente della Commissione europea Henna Virkkunen attraverso una risposta a un'interrogazione parlamentare. Lo scopo principale dell'indagine è verificare se Meta stia rispettando effettivamente gli obblighi di trasparenza imposti dal Digital Services Act, la normativa europea che regolamenta il comportamento delle piattaforme digitali.
Un elemento particolarmente critico è già stato accertato nella fase preliminare dell'inchiesta: Meta non ha fornito ai ricercatori indipendenti l'accesso ai dati pubblici necessari per analizzare i rischi sistemici che potrebbero compromettere la salute democratica, soprattutto in periodi cruciali come le campagne elettorali. Questa mancanza di collaborazione rappresenta una violazione sostanziale degli standard europei di trasparenza.
"Gli algoritmi non sono strumenti neutrali", ha sottolineato Ruotolo nel suo intervento. "Questi sistemi hanno il potere di modellare il dibattito pubblico e orientare le convinzioni dei cittadini. Proprio per questo motivo è essenziale che le piattaforme operino con massima trasparenza e rispettino rigorosamente le normative stabilite dall'Unione Europea". L'eurodeputato ha concluso ribadendo che "affidare la democrazia a meccanismi algoritmici opachi rappresenta un rischio che non possiamo permetterci di correre".
L'azione di Bruxelles si inserisce in una strategia più ampia dell'Unione Europea volta a limitare il potere delle multinazionali tecnologiche e a garantire che la loro influenza sul dibattito pubblico rimanga entro limiti etici e legali. Nel corso degli ultimi anni, Meta ha già affrontato numerose indagini e sanzioni da parte delle autorità europee per violazioni della privacy e della concorrenza.