Volodymyr Zelensky è in missione diplomatica attraverso l'Europa per convincere i principali alleati occidentali a recidere i legami energetici con la Russia. Il tour toccherà Romania, Francia e probabilmente Spagna, con tappe strategiche pensate per massimizzare l'impatto politico. A Parigi, il presidente ucraino avrà colloqui diretti con Emmanuel Macron sulla lotta alla cosiddetta flotta ombra russa e sulla costruzione di una pace duratura, oltre a incontri con la comunità accademica.
Il messaggio di Zelensky è netto e ricco di sfumature geopolitiche: «Se Stati Uniti ed Europa mantengono unità e fermezza rifiutando petrolio e gas russi, il conflitto potrà concludersi rapidamente». Questa dichiarazione non è casuale. Con la crisi dello Stretto di Hormuz che mette a rischio gli equilibri energetici globali, Kiev teme che le pressioni sui mercati possano spingere Washington e Bruxelles verso accordi che sacrifichino gli interessi ucraini. Il presidente vuole agire prima che tali negoziati prendano piede.
I segnali provenienti da Mosca e Washington sono infatti preoccupanti per Kiev. Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha lanciato messaggi sulla possibilità di cooperazione russo-americana nei settori energetici come elemento di stabilità globale. Più esplicito è stato Kirill Dmitriev, negoziatore di Putin, che ha annunciato un incontro «produttivo» con alti funzionari della Casa Bianca, tra cui lo storico negoziatore Jared Kushner. Dmitriev ha sottolineato come la comunità internazionale cominci a riconoscere il ruolo cruciale dell'energia russa e l'inefficacia delle sanzioni. Trump e Putin si sono sentiti telefonicamente di recente, con lo zar disponibile a «essere utile».
Ma non è solo il fronte atlantico a preoccupare Zelensky. L'Unione Europea rimane frammentata. Il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca resta bloccato dal veto ungherese, così come lo sblocco del prestito da 90 miliardi di euro deciso a dicembre. Budapest sta usando la leva dell'energia per negoziare vantaggi interni, dopo aver incontrato il vice ministro russo dell'Energia Pavel Sorokin. Il governo Orbán accusa Kiev di aver attaccato le infrastrutture del gasdotto TurkStream, minacciando di compromettere l'approvvigionamento dell'Ungheria e dell'Europa centro-orientale. È uno scontro che assume sempre più contorni di battaglia politica interna ungherese.
Su questo sfondo complesso, Zelensky sta anche affidando a esperti ucraini una nuova missione nel Golfo Persico, offrendo assistenza tecnologica nella guerra dei droni. È un ulteriore tentativo di rafforzare posizioni e influenza mentre le trattative internazionali si moltiplicano su tutti i fronti, dalla pace al controllo energetico. Per Kiev, il tempo stringe e le mosse devono essere precise.