Un'inedita convergenza di sigle della sinistra radicale ha deciso di trasformare il referendum sulla giustizia in una battaglia politica contro l'esecutivo Meloni. Manifestazioni sono previste nelle principali città italiane il 22 e 23 marzo, giorni in cui gli italiani saranno chiamati a votare sulla riforma costituzionale del sistema giudiziario. Quella che dovrebbe essere una consultazione sulla magistratura rischia di diventare uno scontro diretto tra il governo e l'universo antagonista, secondo quanto emerge dalle adesioni pervenute in queste ore.

Le organizzazioni che hanno aderito agli appelli per scendere in piazza includono il partito dei Carc e Rifondazione Comunista, con quest'ultima che ha avviato un vero e proprio "tour per il no". Le motivazioni esplicitate dai promotori lasciano poco spazio all'ambiguità: il referendum viene concepito non come occasione di dibattito sui contenuti della riforma, bensì come trampolino per infliggere un colpo politico al governo. Lo stesso partito dei Carc ha chiarito che l'adesione avviene "per renderla un'occasione di pressione sull'esecutivo Meloni, considerato l'unico reale obiettivo".

La riforma in questione mira a riformare il sistema delle correnti nella magistratura, un meccanismo che secondo i suoi sostenitori danneggia la capacità della giustizia di operare secondo il merito. Tuttavia, i promotori della mobilitazione hanno preferito non entrare nel merito della proposta, concentrandosi invece sulla sua strumentalizzazione politica. Questo approccio contraddistingue in particolare le sigle che hanno scelto di aderire ai cortei previsti a Torino, Roma e Milano.

Da Palazzo Chigi precisano che la premier Giorgia Meloni ha già affermato con chiarezza: qualora il referendum dovesse concludersi con un'affermazione del no, ciò non comporterebbe alcuna conseguenza per la stabilità dell'esecutivo, né avrebbe come epilogo dimissioni o crisi di governo. Tale dichiarazione intende contrastare le narrazioni catastrofiste diffuse da settori della sinistra che paventano scenari di instabilità politica.

L'episodio consente di tracciare una mappa precisa delle alleanze che si stanno formando in occasione di questo appuntamento elettorale. Per la prima volta emerge con nitidezza una linea di demarcazione netta: da un lato le forze che sostengono la riforma costituzionale, dall'altro un fronte composito accomunato dal rifiuto dell'attuale governo piuttosto che da visioni programmatiche condivise sulla giustizia.