La repubblica islamica iraniana ha intensificato la repressione nei confronti dei sostenitori della monarchia. Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa ufficiale Fars e ripreso da Times of Israel, le forze di polizia hanno dato corso a un vasto blitz che ha portato all'arresto di 54 persone ritenute fedeli a Reza Pahlavi, il figlio dell'ultimo sovrano dello Shah deposto nel 1979. Le autorità sostengono che questi individui stessero organizzando attività sovversive destinate a destabilizzare il Paese.

Secondo la narrazione ufficiale di Teheran, gli arrestati facevano parte di quella che viene denominata la "fazione monarchica" e avevano in corso piani per provocare tumulti e insurrezioni. Reza Pahlavi, che vive attualmente in esilio, ha ripetutamente dichiarato disponibilità a guidare un processo di transizione democratica in Iran, ponendosi così come figura alternativa all'attuale governo khomeinista.

Ma l'operazione ha registrato anche vittime. Secondo le stesse fonti ufficiali iraniane, 11 soggetti coinvolti nei medesimi ambienti sarebbero stati "neutralizzati" durante l'esecuzione dei raid. Le autorità non hanno fornito chiarimenti circa le modalità e le circostanze di questi eventi.

Non è tutto. Tra le persone fermate figurano anche due individui accusati di spionaggio internazionale. Secondo l'accusa, avrebbero operato per conto di Israele e Stati Uniti, documentando fotograficamente infrastrutture e strutture considerate strategicamente rilevanti per la sicurezza nazionale iraniana. Queste accuse riflettono il clima di sospetto che Teheran mantiene verso le potenze occidentali e verso lo Stato ebraico, visto come nemico storico della Repubblica islamica.