Un boato ha squarciato le strade della capitale iraniana venerdì, interrompendo gli slogan contro l'America e i canti religiosi che echeggiavano durante l'Al-Quds Day, la tradizionale manifestazione di solidarietà alla causa palestinese. L'attacco, condotto da Stati Uniti e Israele al quindicesimo giorno del conflitto, ha colpito l'area dove migliaia di sostenitori del regime e vertici governativi stavano sfidando apertamente la comunità internazionale. Una donna ha perso la vita nell'esplosione. Prima del bombardamento, le Forze di Difesa israeliane avevano lanciato un avvertimento alla popolazione nella zona del raduno.

Le autorità di Teheran hanno deciso di trasformare il momento in una dimostrazione di forza: i principali leader della Repubblica islamica si sono presentati in piazza apparentemente senza protezione, secondo quanto documentato dai media di Stato. Tra loro figuravano Ali Larijani, responsabile del Supremo Consiglio per la sicurezza nazionale, il presidente Mahmoud Pezeshkian, il capo della magistratura Gholam-Hossein Mohseni-Eje'i, il comandante di polizia Ahmad-Reza Radan, il generale Ahmadreza Pourkhaghan e Mohammad Eslami dell'organizzazione nucleare. Il messaggio era chiaro: nessun luogo è off-limits per chi sostiene il regime. Larijani ha minimizzato gli attacchi definendoli frutto di "paura e disperazione", mentre il portavoce del ministero degli esteri Esmail Baghai ha promesso una "lezione memorabile" ai nemici.

Sulla fronte militare, la situazione si presenta diversa dai proclami di sfida. Il segretario americano alla Difesa Pete Hegseth ha riferito che la capacità offensiva iraniana è crollata: i missili hanno subito una riduzione del 90% e i droni addirittura del 95%. Israele dal canto suo rivendica oltre 7.600 operazioni condotte dall'inizio dello scontro, tra cui più di 2.000 contro infrastrutture governative e circa 4.700 mirate al programma missilistico iraniano. Nonostante ciò, Teheran continua a lanciare ordigni verso il territorio israeliano, inclusi missili equipaggiati con munizioni a grappolo.

Intanto, le difese aeree della Nato hanno ottenuto un nuovo successo: giovedì è stato intercettato un terzo missile balistico nello spazio aereo internazionale, il terzo abbattuto dal 28 febbraio. L'episodio rappresenta l'ennesimo tentativo iraniano di ampliare il conflitto coinvolgendo ulteriori attori regionali. Anche l'Arabia Saudita ha dovuto far fronte a minacce significative: i suoi sistemi difensivi hanno neutralizzato diversi droni diretti verso vari obiettivi strategici, tra cui la zona diplomatica di Riad e i giacimenti di gas di Shaybah, confermando che l'instabilità mediorientale continua a interessare un'area geografica sempre più vasta.