Monsignor Francesco Savino, numero due della Conferenza episcopale italiana, ha deciso di non partecipare al XXV congresso di Magistratura democratica previsto ieri, comunicando la sua rinuncia attraverso una lettera letta dal podio dell'assemblea. L'ecclesiastico era stato annunciato come relatore della tavola rotonda dedicata allo stato di diritto e alle responsabilità della leadership politica, un appuntamento che si pone esplicitamente in contrasto con la riforma della giustizia del ministro Nordio.
Nella missiva, Savino ha motivato l'assenza sottolineando come «la sostanza del dibattito fosse soffocata da polemiche strumentali» e precisando di non voler fornire alcun orientamento di voto ai cittadini. Tuttavia, ha mantenuto la sostanza delle sue posizioni critiche nei confronti di una magistratura che rischia di «avvicinarsi troppo al potere», rimarcando l'importanza dei limiti costituzionali e della separazione dei poteri. Accanto alla sedia rimasta vuota sedevano Silvia Albano, volto noto della campagna per il «No», e Massimo Giannini, ex direttore de La Stampa.
La rinuncia ha acceso le polemiche in ambito progressista. Giannini ha commentato che il segnale proveniente «da Oltretevere era forte e inequivocabile», ironizzando poi sulla «diplomazia della sedia vuota» e suggerendo che il «veto di Mantovano» (il sottosegretario di Meloni) avrebbe pesato sulla decisione del presule. L'Alleanza Verdi Sinistra ha denunciato una «campagna diffamatoria» della stampa di centrodestra, mentre il Partito democratico ha criticato lo «spirito intollerante» che avrebbe impedito a una personalità di rilevanza nazionale di esprimersi liberamente.
L'interpretazione della sinistra circa un'ingerenza governativa risulta però discutibile. Savino, che ha mosso critiche pubbliche al governo in diverse occasioni, difficilmente avrebbe ceduto a pressioni esterne. La sua scelta sembra piuttosto riflettere una valutazione autonoma circa il rischio di strumentalizzazione della sua partecipazione a un evento chiaramente schierato sul fronte del «No», indipendentemente dalle pressioni esterne denunciate dall'opposizione.