Il carcere capitale torna a prendere piede negli Stati Uniti. Secondo i dati più recenti, il 2025 si prospetta come un anno cruciale per il ripristino della pena di morte su larga scala, con ben 47 esecuzioni programmate, un numero che non si registrava dalla metà degli anni 2000. Si tratta del dato più rilevante dal 2009, segnando una netta inversione rispetto al trend degli ultimi quindici anni, quando le sentenze capitali erano andate progressivamente diminuendo.
Questa risalita della giustizia capitale è direttamente collegata al ritorno di Donald Trump alla guida del paese. Sin dal suo insediamento, l'amministrazione americana ha operato una pressione costante per accelerare le esecuzioni, adottando misure legislative sempre più rigorose e supportando governi statali nel mantenere in vigore le condanne più severe. La scelta ha trovato un consenso evidente all'interno della base elettorale di Trump, in particolare tra i sostenitori del movimento Maga, che vedono nella linea dura sulla criminalità una priorità politica centrale.
Un esempio emblematico di questa tendenza si registra in Florida, dove il governatore dello stato ha sottoscritto una nuova legge che porta il nome del presidente americano. Questo provvedimento normativo stabilisce automaticamente la condanna a morte per gli immigrati che commettono omicidi, trasformando la questione immigratoria e criminale in un elemento di identificazione politica. La norma rappresenta un inasprimento significativo delle politiche già aggressive della Florida, tradizionalmente tra gli stati americani con il maggior numero di esecuzioni.
L'aumento documentato delle esecuzioni riflette una strategia politica più ampia dell'amministrazione Trump, che ha fatto della lotta alla criminalità uno dei cardini della sua campagna e del suo programma di governo. Questo orientamento contrasta nettamente con le tendenze osservate nei decenni precedenti, quando diversi stati americani e organizzazioni per i diritti umani avevano avviato percorsi di abolizione o limitazione della pena capitale.
I numeri del 2025 rappresentano quindi non soltanto un dato statistico, ma il sintomo di un cambio di paradigma nella politica penale americana, dove la severità massima sembra essere tornata al centro dell'agenda del potere esecutivo federale e di molti governi statali alleati con la nuova amministrazione.