Un commento carico di violenza ha colpito Luigi Marattin, deputato e segretario del Partito Liberaldemocratico, dopo che ha postato sulla piattaforma X il video di una giovane donna di 27 anni intenta a illustrare, con argomentazioni pacate, le motivazioni a favore del Sì nel referendum sulla riforma della giustizia. L'utente che si firma 'ram' ha lasciato un messaggio inquietante, alludendo a fatti storici tragici e minacciando il politico di violenza: "Luigi attento, l'aria può cambiare, è successo in passato, studia un po' la storia e vedrai che piazzali Loreto sono stati tanti, potresti trovarti in futuro con i piedi non proprio per terra". Il riferimento a Piazzale Loreto non è casuale: il luogo simboleggia uno dei momenti più bui della storia italiana contemporanea.
Misurando l'accaduto, Marattin ha commentato pubblicamente l'episodio, esprimendo perplessità sulla capacità dei social network di contrastare comportamenti simili. Ha denunciato come la sua unica "colpa" fosse quella di aver diffuso il video di una ragazza che sosteneva pacatamente una posizione politica legittima. Il messaggio minatorio è stato successivamente eliminato dalla piattaforma, ma screenshot del contenuto hanno iniziato a circolare in rete, documentando l'accaduto.
Questa non rappresenta un caso isolato. Nel corso della campagna referendaria, i sostenitori del Sì hanno dovuto affrontare una serie di ostacoli, intimidazioni e boicottaggi. Pochi giorni addietro, a Bologna, collettivi universitari di orientamento progressista hanno impedito a Azione Universitaria di organizzare un dibattito pubblico all'interno dell'università in favore della riforma. Il collettivo ha giustificato il blocco ricordando l'anniversario della morte di Francesco Lorusso, avvenuta 49 anni fa, e accusando gli organizzatori dell'evento di rappresentare una realtà estranea e inaccettabile negli spazi accademici.
L'episodio acceso al deputato Marattin illumina una questione più ampia: il surriscaldamento del clima politico durante i periodi referendari e la crescente difficoltà di mantenere il dialogo democratico su piattaforme digitali scarsamente moderate. Sebbene la libertà di espressione rimanga un principio fondamentale, la linea tra critica politica legittima e intimidazione risulta sempre più sottile, sollevando interrogativi sulla responsabilità delle aziende tecnologiche nel garantire spazi sicuri per il dibattito pubblico.