Un episodio che ha destato grande preoccupazione quello avvenuto nel settembre del 2025 nella zona nord-occidentale di Torino, quando una vicina ha assistito a una scena che l'ha spinta a contattare immediatamente le autorità. Una donna di nazionalità pakistana stava tenendo il figlio di soli due anni sospeso nel vuoto dai piedi, a testa in giù, dalla ringhiera del balcone situato al settimo piano della propria abitazione.
Gli agenti del commissariato Madonna di Campagna si sono immediatamente recati presso l'appartamento e hanno avviato un'indagine. Secondo la ricostruzione dei fatti, la madre avrebbe intrapreso questo gesto estremo come forma di punizione nei confronti del piccolo, il quale avrebbe commesso alcuni capricci. La donna ha giustificato il suo comportamento affermando di voler impartire una lezione educativa al bambino attraverso questo metodo drastico e pericoloso.
L'accusa iniziale mossa contro la donna era quella di tentato omicidio, un reato che avrebbe indicato l'intenzione di arrecare danno mortale al minore. Tuttavia, nel corso delle indagini, le autorità hanno acquisito elementi che hanno condotto a una diversa interpretazione dei fatti. Gli inquirenti hanno concluso che la madre non aveva intenzione di uccidere il figlio, bensì di somministrargli una forma di castigo particolarmente brutale e disumana.
Per questo motivo, il capo d'accusa è stato riqualificato nel reato di abuso di mezzi di correzione, una fattispecie che contempla l'utilizzo di metodi violenti o degradanti nel tentativo di educare un minore. La donna è stata successivamente collocata presso una struttura comunitaria, mentre il caso rimane sotto il monitoraggio attento della Procura per i Minori di Torino, che continua a seguire la vicenda per valutare le circostanze e le esigenze di protezione del bambino.