Una contesa che va oltre il semplice ambito commerciale: la burrata, uno dei formaggi più iconici della tradizione culinaria italiana, è diventata oggetto di disputa tra Campania e Puglia. A fare da catalizzatore è una decisione delle istituzioni europee che ha riconosciuto a un imprenditore della provincia di Salerno il diritto di utilizzare il nome del prodotto, generando malcontento nella regione vicina.

Secondo la tradizione locale pugliese, la burrata troverebbe le sue radici nelle campagne intorno ad Andria, in provincia di Barletta-Andria-Trani. La leggenda racconta che un contadino di Castel del Monte, durante una rigida nevicata avvenuta molti anni fa, si trovò di fronte a un problema: disponeva di latte appena munto ma non sapeva come conservarlo e utilizzarlo. Da questa necessità nacque l'idea geniale di creare una forma rotonda caratterizzata da una struttura unica nel suo genere. Questo formaggio è diventato nel tempo un simbolo dell'ingegno pugliese, quella capacità di trasformare le difficoltà in soluzioni straordinarie che contraddistingue la cultura della regione.

L'assegnazione del diritto a un'azienda campana ha acceso gli animi in Puglia, dove molti vedono una sorta di espropriazione di un patrimonio gastronomico locale. La decisione europea, pur legittima dal punto di vista burocratico e amministrativo, stride con la consapevolezza diffusa che la burrata sia un prodotto profondamente radicato nell'identità pugliese e nella sua storia agricola.

Ad Andria in particolare il malcontento sta crescendo, con voci che richiedono una risposta più decisa dalle istituzioni regionali e nazionali. La questione solleva interrogativi più ampi su come vengono tutelati i prodotti tipici italiani a livello europeo e su quali criteri vengono utilizzati per riconoscere l'origine e la paternità di eccellenze gastronomiche che rappresentano patrimonio culturale oltre che economico per intere comunità.