Cresce la preoccupazione negli ambienti della sicurezza europea per uno scenario che potrebbe trasformare radicalmente gli equilibri del conflitto in Ucraina. Secondo le informazioni raccolte dai principali servizi continentali, una fazione influente all'interno dell'entourage di Vladimir Putin starebbe esercitando pressioni affinché il Cremlino ricorra all'impiego di armi nucleari di tipo tattico nel teatro ucraino, ritenendo questa la sola carta rimasta per evitare un esito bellico non favorevole.
L'elemento che alimenta particolarmente l'allarme nelle capitali europee è la convinzione che Mosca potrebbe cogliere un momento di distrazione strategica americana. Qualora Washington dovesse concentrare risorse e attenzione su crisi nel Golfo Persico, il ragionamento del Cremlino potrebbe portare a considerare l'Ucraina come un teatro secondario, creando lo spazio per mosse più audaci. Questa vulnerabilità percepita nelle catene decisionali occidentali rappresenterebbe, agli occhi dei falchi russi, l'occasione giusta per forzare la conclusione del conflitto.
A costituire un elemento di relativa tranquillità rimane il fatto che lo stesso Putin, sino ad oggi, non avrebbe sciolto la riserva su questa opzione estrema. Il capo del Cremlino non ha ancora dato il via libera all'uso dell'atomica tattica, mantenendo comunque sulla tavola una minaccia che continua a pesare sulle decisioni di Kiev e dei suoi alleati occidentali.
L'intelligence europea intensifica il monitoraggio dei movimenti all'interno della cerchia presidenziale russa, cercando di identificare eventuali segnali precursori di un cambio di posizione. Nel frattempo, la situazione rimane in delicato equilibrio, con le capitali europee consapevoli che una nuova escalation potrebbe alterare irreversibilmente lo scenario geopolitico continentale e mondiale.