Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno lanciato un avvertimento esplicito al primo ministro israeliano, affermando che continueranno a perseguirlo e cercheranno di eliminarlo "con tutte le forze" qualora rimanga in vita. Il comunicato, diffuso dall'agenzia di stampa iraniana Fars, interpreta l'attuale situazione di incertezza intorno al leader di Gerusalemme come un segnale della fragilità dello Stato ebraico e dell'instabilità che caratterizzerebbe il sistema israeliano.
Secondo la dichiarazione dei Pasdaran, l'Iran rivendica il successo di operazioni militari già condotte definite come risposta agli attacchi contro i "martiri iraniani". Le Guardie Rivoluzionarie sostengono di aver colpito infrastrutture critiche e posizioni militari nei territori occupati, oltreché strutture americane nella regione. In particolare, vengono citate basi statunitensi collocate in Iraq, incluse le installazioni aeree di Harir presso Erbil e le strutture di Ali Salem e Arifjan.
Teheran evidenzia come le loro operazioni avrebbero causato danni significativi alle infrastrutture industriali dell'area di Tel Aviv e alle capacità militari americane. Il comunicato fa riferimento al numero crescente di vittime e feriti registrati a seguito di questi attacchi, utilizzando i continui interventi di ambulanze come indicatore dell'entità del danno inflitto. I Pasdaran descrivono l'operazione come il primo atto di una vendetta per i caduti iraniani, suggerendo possibili ulteriori escalation.
La dichiarazione si inquadra nel contesto di un'escalation di tensioni in Medio Oriente, dove Iran, Stati Uniti e Israele rimangono in conflitto diretto. Le minacce dirette al premier israeliano rappresentano un'escalation retorica significativa nei toni diplomatici regionali, mentre Teheran consolida la sua posizione di potenza militare capace di colpire obiettivi strategici a grande distanza.