Le forze armate ucraine hanno lanciato un nuovo raid contro la raffineria Tijoretsk-Nafta, struttura chiave della strategia energetica russa localizzata nella regione meridionale del Krasnodar. Si tratta del secondo attacco in sette giorni contro lo stesso impianto, segnale di una pressione crescente di Kyiv sulle infrastrutture petrolifere nemiche lontane dal fronte.
Secondo le comunicazioni delle autorità locali russe, i droni hanno innescato un incendio all'interno del complesso industriale, già messo a dura prova dall'assalto precedente. Fortunatamente, il bilancio non registra vittime tra il personale presente al momento del bombardamento. Tuttavia, i danni strutturali risultano significativi e compromettono ulteriormente la capacità operativa della struttura.
Nell'operazione sono rimaste danneggiate anche due linee di trasmissione ad alta tensione situate in una zona collocata oltre 120 chilometri di distanza dal capoluogo regionale. Questo aspetto rileva l'ampiezza degli effetti dell'attacco, che si ripercuote sull'intero sistema energetico locale ben oltre il perimetro della raffineria.
La Tijoretsk-Nafta rappresenta uno dei principali hub di movimentazione e lavorazione del greggio russo, con una rilevanza strategica fondamentale per l'economia energetica di Mosca. Gli attacchi ripetuti suggeriscono che l'Ucraina sta adottando una strategia di logorìo mirata alle infrastrutture critiche, cercando di indebolire la capacità produttiva dell'avversario e limitarne i ricavi dall'export petrolifero. Le conseguenze di questi colpi si estendono ben oltre il danno immediato, compromettendo la già fragile situazione logistica della Russia nel conflitto in corso.