Tra pochi mesi l'Italia si prepara al consueto cambio dell'ora legale. Nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo 2026, alle due di notte, le lancette degli orologi avanzeranno automaticamente alle tre. Chi possiede orologi analogici dovrà regolarli manualmente, mentre i dispositivi digitali provvederanno all'aggiornamento in modo autonomo. Questo primo cambio dell'anno rimarrà in vigore fino al 25 ottobre, quando dovremo riportare gli orologi indietro di sessanta minuti per tornare all'ora solare invernale.

Il rituale biennale del cambio orario, sebbene consolidato da decenni, continua a suscitare crescenti dubbi negli ambienti scientifici e medici. Gli esperti del settore sottolineano come lo scombussolamento dei ritmi circadiani provocato da questo passaggio rappresenti un vero stress per l'organismo umano. Oltre ai disturbi del sonno più immediati, le conseguenze sulla salute si estendono a maggiore irritabilità, cali di concentrazione e, in alcuni casi, aggravamento di condizioni cardiache preesistenti. Il presunto guadagno energetico derivante dall'ora legale estiva, d'altro canto, risulterebbe assai modesto rispetto ai problemi che crea.

Grazie a queste evidenze scientifiche, numerosi Paesi – con gli Stati Uniti in prima linea – hanno iniziato da anni a reclamare l'abolizione definitiva del cambio orario. Tuttavia, le posizioni rimangono frammentate. Il presidente americano Donald Trump si schiera a favore del mantenimento permanente dell'ora legale, mentre la comunità scientifica europea propende per l'ora solare, considerata maggiormente compatibile con i nostri ritmi biologici in quanto concentra la luce naturale nelle ore mattutine, facilitando il riposo notturno con più buio serale.

L'Unione Europea affrontò il tema nel 2019, quando il Parlamento europeo approvò una risoluzione per eliminare il cambio semestrale, delegando ai singoli Stati la scelta di un orario fisso annuale. Nonostante questa apertura, il dossier rimane bloccato negli uffici di Bruxelles a causa dell'assenza di un accordo comune tra i governi nazionali. La Spagna ha recentemente rilanciato la proposta di adottare un orario unico invariato per tutto l'anno, senza però ottenere finora il consenso necessario. Nel frattempo, gli italiani continueranno a regolare gli orologi due volte l'anno, in attesa di una decisione politica che metta fine a questa pratica sempre più contestata dalla medicina moderna.