Una sentenza della Corte di Cassazione del marzo scorso ribalta le regole sulla disoccupazione in Italia. Secondo l'ordinanza numero 5445 depositata l'11 marzo, un dipendente che decide di licenziarsi perché il proprio datore di lavoro non effettua i versamenti dei contributi previdenziali ha diritto di richiedere e ottenere la Naspi, l'indennità mensile di disoccupazione. Si tratta di un'interpretazione significativa che riconosce una "giusta causa" nelle dimissioni in questa situazione specifica, permettendo ai lavoratori di accedere alle tutele previste anche quando risolvono autonomamente il contratto.
La Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego, meglio conosciuta come Naspi, è un sostegno economico introdotto nel 2015 attraverso il decreto legislativo numero 22. Generalmente è destinata a chi perde il lavoro senza colpa propria, ma la recente pronuncia della suprema Corte amplia questa protezione. Possono accedervi apprendisti, soci lavoratori di cooperative, artisti con contratto subordinato, impiegati pubblici a tempo determinato e operai agricoli assunti stabilmente presso cooperative. Il requisito fondamentale è possedere almeno tredici settimane di contribuzione negli ultimi quattro anni antecedenti la perdita dell'occupazione.
La legge già riconosce come "involontarie" diverse tipologie di dimissioni: quelle presentate durante la maternità protetta, le risoluzioni consensuali formalizzate presso gli sportelli della direzione territoriale del lavoro, i rifiuti di trasferimento in sedi aziendali distanti oltre cinquanta chilometri o raggiungibili con i mezzi pubblici in più di ottanta minuti, e i licenziamenti disciplinari accettati tramite conciliazione. La sentenza della Cassazione aggiunge un nuovo caso: quando il rapporto termina per colpa del datore che non adempie ai suoi obblighi di versamento contributivo.
Questa interpretazione rappresenta una tutela importante per migliaia di lavoratori italiani che si trovano in situazioni di irregolarità contributiva. Chi intende fare ricorso a questa possibilità dovrà documentare adeguatamente l'assenza di versamenti previdenziali e motivare le proprie dimissioni sulla base di questa violazione contrattuale. L'Inps rimane l'ente preposto alla valutazione delle domande e alla concessione dell'indennità secondo i criteri normativi.