Ogni volta che le crisi geopolitiche fanno schizzare i prezzi del petrolio, la politica italiana risponde con lo stesso copione: ridurre le accise sui carburanti. Accade da trent'anni e accade ancora oggi, con la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein che rilancia la proposta delle cosiddette accise mobili. Il principio sembra logico: quando il prezzo del carburante sale, lo Stato incassa più imposte attraverso l'Iva; quel maggior gettito dovrebbe allora essere redistribuito abbassando le accise specifiche. Un'idea che funziona benissimo nei proclami e nei titoli dei telegiornali, meno quando la si guarda dal punto di vista dei conti pubblici.
Il problema risiede nella struttura stessa del meccanismo. Ogni euro restituito ai cittadini oggi, senza una vera copertura economica duratura, si trasforma semplicemente in debito pubblico che aumenta domani. E l'Italia di debito ne possiede già in abbondanza. Questo approccio rispecchia un vizio radicato della classe politica nazionale, storicamente presente tanto a destra quanto a sinistra: gestire le emergenze distribuendo risorse pubbliche senza prima valutare le conseguenze reali e durature delle decisioni assunte. La governance diventa reattiva, orientata al consenso immediato, costruendo interventi che creano l'illusione dell'azione mentre in realtà procrastinano i problemi o addirittura li amplificano.
L'economista Veronica De Romanis, difficilmente accusabile di simpatie verso il centrodestra, ha sottolineato con chiarezza come le fragilità strutturali italiane che minacciano la stabilità economica del Paese non siano nate da questo governo, bensì siano il risultato cumulativo di decenni di politiche emergenziali trasformate in scorciatoie politiche. Un esempio emblematico rimane il Superbonus al 110 per cento, iniziativa lanciata dal Movimento Cinque Stelle e sostenuta con entusiasmo dalla maggior parte dell'arco parlamentare. Chi allora osava segnalare i rischi veniva accusato di sabotare la ripresa economica.
I numeri oggi raccontano una storia diversa: oltre 130 miliardi di euro sono già stati assorbiti dai conti pubblici italiani per questa misura, una montagna di risorse che oggi pesa visibilmente sul bilancio dello Stato. La lezione dovrebbe essere chiara: le decisioni prese inseguendo l'emergenza del momento, senza solidità fiscale sottostante, generano debiti che le generazioni future dovranno ripagare. Le accise mobili rischiano di seguire lo stesso percorso, offrendo sollievo temporaneo a fronte di uno squilibrio permanente nei conti nazionali.