Una storia complessa di diritti familiari negati quella che emerge dai tribunali della provincia di Napoli. Nel 2014 un uomo originario del Ghana si è rivolto alla magistratura di Torre Annunziata per ottenere il riconoscimento legale della paternità di un bambino nato da una precedente relazione matrimoniale. La madre, cittadina nigeriana, aveva inizialmente attribuito la paternità a un'altra persona, registrando falsamente il certificato di nascita presso il Comune. Successivamente, dopo aver denunciato l'uomo per maltrattamenti (accusa dalla quale è stato poi assolto con formula piena), ha iniziato il contenzioso legale.

Gli organi giudiziali hanno accolto la richiesta del padre, ordinando la correzione dell'atto anagrafico. Da quel momento, l'uomo ha provveduto costantemente al mantenimento economico del figlio, versando regolarmente un assegno alla madre. Tuttavia, nonostante il riconoscimento ufficiale della paternità, gli è stato impossibile instaurare una relazione stabile e continuativa con il bambino. Nel tentativo di agevolare questo rapporto, il tribunale ha disposto un percorso di supporto psicologico presso la Neuropsichiatria infantile di Torre del Greco, ma dopo soli due colloqui il programma si è interrotto.

L'interruzione dei colloqui ha portato il giudice della prima sezione civile del tribunale, Anna Coletti, a constatare gravi carenze organizzative. Secondo le osservazioni della magistrata, i servizi sociali di Torre del Greco non hanno mai avviato alcun percorso di genitorialità per la madre né attivato il supporto psicologico necessario per il minore. Questi mancamenti hanno spinto il tribunale a trasmettere il fascicolo alla procura della Repubblica per valutare eventuali responsabilità nelle inadempienze riscontrate.

Dai due incontri psicologici condotti prima dell'interruzione sono emersi elementi di preoccupazione: il bambino ha manifestato difficoltà nell'apprendimento e comportamenti aggressivi, segnali che avrebbero richiesto un intervento sistemico e coordinato. Il giudice aveva quindi ordinato la presa in carico congiunta dei servizi sociali di Torre del Greco e Caivano, ma tale presa in carico non si è concretizzata in azioni concrete.

Le avvocate del padre, Rosanna D'Avino e Lucrezia Chierchia, sottolineano il paradosso che caratterizza la situazione: da un lato vi sono gli interessi del minore, che dovrebbero essere tutelati prioritariamente dal sistema, dall'altro c'è un genitore biologico che, secondo la relazione degli assistenti sociali di Caivano del dicembre 2025, soffre di «affaticamento emotivo» dovuto alla complessità e alla durata della vicenda giudiziaria. L'uomo auspica la conclusione celere del procedimento per poter finalmente intrattenere una relazione ordinaria con il proprio figlio, dopo dodici anni di separazione forzata.