Il primo ministro del Regno Unito Keir Starmer ha preso una posizione netta sulla questione della sicurezza dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito del petrolio mondiale e altre risorse energetiche. Rispondendo alle domande dei cronisti, Starmer ha chiarito senza ambiguità che qualsiasi intervento per garantire la navigazione libera attraverso questo passaggio strategico non potrà essere inquadrato nell'ambito di un'operazione della Nato.

Le dichiarazioni di Starmer arrivano in risposta alle recenti affermazioni del presidente Donald Trump, il quale aveva lanciato critiche velate agli alleati occidentali, sostenendo che un loro rifiuto di partecipare all'invio di unità militari verso le acque del Golfo Persico rappresenterebbe un danno per l'Alleanza atlantica stessa. Trump aveva descritto questo scenario come "molto negativo per la Nato", cercando evidentemente di spingere i partner internazionali verso un coinvolgimento diretto.

Il leader britannico ha invece voluto escludere categoricamente un inquadramento dell'iniziativa all'interno delle strutture formali della Nato. Con una dichiarazione asciutta ma decisa, Starmer ha precisato che questa prospettiva non rappresenta mai stata considerata come opzione percorribile, sottolineando così una chiara divergenza dalla pressione esercitata da Washington.

La questione dello Stretto di Hormuz rimane fondamentale per la stabilità economica globale, dal momento che attraverso queste acque transitano quantità significative di risorse petrolifere destinate ai mercati mondiali. Le tensioni geopolitiche nella regione hanno reso sempre più urgente la discussione sulla modalità e sulla forma di un eventuale controllo della sicurezza marittima in quest'area, ma il posizionamento di Londra suggerisce una preferenza per approcci alternativi rispetto a un coinvolgimento istituzionale della Nato.