La Procura di Milano ha avviato oggi la sua battaglia legale contro chi avrebbe violato sistematicamente le regole urbanistiche nella metropoli. Nel procedimento relativo alla Torre Milano di via Stresa, il pubblico ministero Marina Petruzzella ha affrontato in requisitoria uno dei passaggi più delicati dell'inchiesta: come sia stato possibile costruire un edificio di oltre 80 metri di altezza, articolato su 24 piani, presentandolo come semplice lavoro di ristrutturazione.
Secondo l'accusa, sono state infatti trattate come dettagli insignificanti le norme che dovrebbero disciplinare l'edilizia nella città. Al posto del previsto permesso di costruire, accompagnato da un piano attuativo per le nuove costruzioni, i responsabili avrebbero utilizzato una Scia, cioè una semplice autocertificazione, descritta dal pm come "fantasiosa e diabolica" e come un "titolo edilizio che non esiste nemmeno nell'ordinamento italiano".
Gli otto imputati includono Giovanni Oggioni, che ricopriva l'incarico di direttore dello Sportello unico edilizia del Comune di Milano e sedeva anche come vicepresidente della Commissione paesaggio. Ai suoi fianco sono finiti a processo imprenditori, tecnici e altri funzionari di Palazzo Marino, accusati a vario titolo di abuso edilizio e lottizzazione abusiva. Si tratta della prima grande sentenza che arriverà da uno dei numerosi procedimenti nati dalle investigazioni della Procura sulla governance urbana della metropoli.
Questo caso rappresenta un momento cruciale nel tentativo della magistratura milanese di fare chiarezza su come sarebbero stati alterati i processi autorizzativi. Le difese degli imputati avranno l'opportunità di presentare le proprie controreplica durante due udienze programmate per il mese di aprile, quando si conosceranno anche le richieste di pena formulate dall'accusa.