L'ennesima crisi geopolitica nel Medio Oriente ha messo a nudo i difetti strutturali della strategia energetica europea. Dall'inizio dell'ultimo conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran, scoppiato il 28 febbraio, le quotazioni internazionali di petrolio e gas hanno subito un rialzo vertiginoso. Il think tank specializzato Ember ha quantificato l'aumento: il costo dell'energia prodotta da impianti a gas nell'Unione europea è salito di oltre il 50% nei soli primi dieci giorni di crisi. Le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz, uno dei corridoi energetici più critici al mondo, hanno innescato immediatamente questa reazione dei mercati.

L'effetto domino è stato rapido e pesante sul portafoglio dei cittadini europei. Nei medesimi dieci giorni, l'Ue ha dovuto stanziare circa 2,5 miliardi di euro in più rispetto al periodo precedente per acquistare combustibili fossili. Il meccanismo è semplice ma spietato: il rialzo del gas fa lievitare il costo marginale delle centrali termoelettriche, che nel sistema di pricing europeo fungono da principale determinante del prezzo finale dell'elettricità. Questo significa che anche chi consuma energia da fonti rinnovabili ne subisce indirettamente l'impatto.

Ma non tutti i paesi europei soffrono allo stesso modo. Lo studio di Ember rivela un'ampia disparità di vulnerabilità tra le nazioni: tutto dipende da quanto pesano le centrali a gas nel mix energetico nazionale. Nel 2026 il gas ha fissato il prezzo dell'elettricità per l'89% delle ore in Italia, dato preoccupante se confrontato con il 42% registrato nei Paesi Bassi, il 40% in Germania e appena il 15% in Spagna. L'Italia emerge quindi come uno dei paesi più esposti al rischio di shock energetici legati alle oscillazioni del mercato del gas.

Il contrasto fra Roma e Madrid è particolarmente eloquente e spiega le diverse strategie di politica energetica perseguite negli ultimi anni. La Spagna ha investito massicciamente nelle rinnovabili, aggiungendo circa 40 gigawatt di capacità eolica e solare dal 2019 in poi. Questo massiccio spostamento verso fonti pulite ha ridotto drasticamente la dipendenza dalle centrali a gas e, di conseguenza, ha isolato il sistema spagnolo dalle onde d'urto dei mercati del gas internazionali. L'Italia, invece, continua a fare affidamento sulle centrali a gas sia per la generazione di base che per garantire la flessibilità richiesta da un sistema sempre più complesso. Questo modello, oltre a esporre il paese a rischi geopolitici ed economici, ostacola anche gli obiettivi di transizione energetica fissati dall'Unione europea.