Continua a infiammarsi il dibattito sulla riforma della magistratura voluta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Questa volta a sollevare dubbi sulla legittimità costituzionale del provvedimento è Tullio Cicoria, magistrato in quiescenza che ha scelto di sottoporre la sua analisi critica all'attenzione pubblica attraverso un articolo articolato in tre parti.

Secondo Cicoria, la riforma si regge su una contraddizione fondamentale: intende modificare l'articolo 106 della Costituzione per permettere ai pubblici ministeri di accedere alla carica di giudice in Cassazione. Una scelta che l'ex magistrato definisce come un'esplicita violazione del principio costituzionale di separazione tra le carriere giudiziaria e requirentorile. La logica perseguita dal provvedimento, sostiene Cicoria, verrebbe così completamente smontata dalle sue stesse disposizioni.

L'ex magistrato rimanda anche alle recenti dichiarazioni rilasciate da Antonio Di Pietro nel corso della trasmissione Presa Diretta lo scorso 15 febbraio 2026, dove è stata invocata la necessità della riforma proprio per evitare ingerenze reciproche tra giudici e pubblici ministeri nelle valutazioni e nei trasferimenti. Tuttavia, osserva Cicoria, questa argomentazione ignora completamente la funzione disciplinare, che consente la destituzione di un magistrato e che vedrebbe riuniti sia giudici che pubblici ministeri in seno alla medesima assemblea giudicante. Una scelta che l'analista definisce come contraddizione pragmatica di rilievo costituzionale.

Cicoria contestualizza ulteriormente la questione criticando la metafora della separazione tra arbitro e giocatori di calcio utilizzata da Di Pietro. Tale paragone, spiega, non coglie la realtà delle funzioni costituzionali: il pubblico ministero ha il compito di ricercare la verità e può disporre di strumenti coercitivi come perquisizioni e sequestri, prerogative che non appartengono alla difesa. Il difensore, al contrario, ha l'obiettivo specifico di ottenere l'assoluzione del proprio assistito, esattamente l'opposto di una posizione neutrale.

L'articolo rappresenta un contributo al dibattito in corso sulla legittimità della riforma, lanciando sfide significative sulla coerenza e sulla compatibilità del testo normativo con i principi fondamentali della Carta costituzionale. La questione rimane al centro del confronto politico e istituzionale italiano, in attesa di sviluppi parlamentari e possibili ricorsi davanti alla Corte costituzionale.