Il Giappone accelera la sua emancipazione dalla dipendenza cinese nel settore cruciale delle terre rare. In collaborazione con gli Stati Uniti, il governo di Tokyo ha siglato un accordo per cooperare nello sfruttamento dei giacimenti di terre rare identificati nelle profondità dell'Oceano Pacifico, al largo dell'isola di Minami-Torishima, a poche decine di chilometri dalla capitale nipponica. L'intesa rappresenta un passo significativo nella reconfigurazione geopolitica dei minerali strategici, con implicazioni rilevanti per gli equilibri economici globali.
L'annuncio ufficiale è arrivato dal ministro giapponese dell'Economia, del Commercio e dell'Industria Ryosei Akazawa, al termine di un vertice ministeriale di due giorni dedicato alla sicurezza energetica nella regione indo-pacifica. All'incontro hanno partecipato i rappresentanti di 18 Paesi, che hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta impegnandosi a garantire forniture energetiche stabili nell'area. La mossa non è casuale: riflette una strategia consapevole di diversificazione delle fonti di approvvigionamento, lontano dai vincoli imposti dalle catene di fornitura controllate da Pechino.
Tre settimane prima di questo accordo, il governo nipponico aveva annunciato la scoperta di uno dei più importanti giacimenti di terre rare al mondo. Sul fondo del Pacifico, a circa seimila metri di profondità nei pressi dell'atollo di Minamitorishima, giacciono circa 16 milioni di tonnellate di questi materiali fondamentali per la tecnologia moderna. Una quantità che potrebbe modificare significativamente l'equilibrio mondiale, poiché la Cina attualmente controlla oltre il 70 per cento delle riserve globali accertate, oltre a gestire praticamente l'intera capacità di raffinazione.
La premessa geopolitica è evidente: negli ultimi anni, Stati Uniti ed Europa hanno riconosciuto l'insostenibilità della dipendenza quasi totale dalle forniture cinesi di minerali strategici, essenziali per i settori della difesa, dell'energia pulita e della tecnologia avanzata. Washington ha già avviato una serie di accordi bilaterali per garantire fonti alternative, e ora Tokyo segue il medesimo percorso con ancora maggiore urgenza. Le relazioni tra Giappone e Cina rimangono tese: solamente poche settimane prima, Pechino ha vietato a importanti aziende nipponiche del settore difesa l'accesso al proprio mercato, una mossa punitive che ha sottolineato le crescenti frizioni commerciali.
La premier giapponese Sanae Takaichi visiterà la Casa Bianca il prossimo 19 marzo per incontrare il presidente Donald Trump, occasione che probabilmente approfondirà ulteriormente la sinergia tra i due Paesi su questi temi strategici. L'asse Tokyo-Washington su minerali critici e sicurezza energetica rappresenta uno degli elementi centrali del nuovo ordine geopolitico indo-pacifico, dove il controllo delle risorse naturali determina la capacità competitiva nei settori ad alta tecnologia e, in ultima analisi, la stessa sovranità economica delle nazioni.