Un episodio che ha sollevato interrogativi sulla parità di trattamento nelle forze dell'ordine. Sabato 7 marzo, poco prima della mezzanotte, un giovane militare dell'esercito americano in vacanza in Italia è stato coinvolto in un alterco davanti a Palazzo Giustiniani, la sede distaccata del Senato situata nel cuore della capitale. Secondo quanto ricostruito, il soldato ventidueenne, in evidente stato di ebbrezza, è stato sorpreso mentre urinava sul portone dell'edificio istituzionale. Quando i carabinieri hanno tentato di identificarlo e i suoi compagni, il ragazzo è fuggito prima di tornare alla carica con violenza.

L'aggressione ha richiesto un intervento coordinato di almeno tre carabinieri aggiuntivi per contenere il militare statunitense, descritto come fisicamente imponente e addestrato. Durante lo scontro, un appuntato di 38 anni in servizio al palazzo è rimasto ferito e ha riportato una prognosi di sette giorni. Il personale del 118 è dovuto intervenire più volte per cercare di calmare il giovane americano, che ha opposto una resistenza significativa. L'appuntato è stato successivamente ricoverato presso l'ospedale Santo Spirito per le ferite riportate.

Ciò che ha suscitato perplessità è la decisione adottata dopo i fatti. Il pubblico ministero di turno presso la Procura di Roma ha optato per non procedere con l'arresto in flagranza, nonostante l'aggressione fosse stata compiuta contro un pubblico ufficiale in servizio e in un luogo di rilevanza costituzionale. Il militare è stato così denunciato a piede libero per violenza e minaccia a pubblico ufficiale, evitando il processo per direttissima. Secondo le autorità, la scelta è stata motivata dall'assenza di precedenti penali e dalla valutazione che non rappresentasse un pericolo immediato, sebbene il giovane fosse apparentemente in uno stato di alterazione avanzato.

La notizia è emersa pubblicamente soltanto l'indomani, il 15 marzo, attraverso una comunicazione ufficiale di Unarma, il principale sindacato dei carabinieri. L'organizzazione ha espresso profonda preoccupazione per il trattamento riservato al caso, sottolineando come aggredire una persona in divisa durante lo svolgimento del proprio dovere non dovrebbe essere sottovalutato. "Aggressioni ai danni dei nostri uomini non possono ricevere gestioni differenziate in base alla cittadinanza di chi le compie", ha denunciato il sindacato, senza tuttavia rivelare ulteriori dettagli sull'identità e sulla provenienza specifica del militare.

La vicenda alimenta il dibattito su come vengono gestiti i casi di violenza contro le forze dell'ordine in Italia e se esistano disparità nel trattamento a seconda dello status dell'autore del reato. Secondo quanto riferito negli ambienti investigativi, il giovane militare era in vacanza nel territorio italiano e potrebbe aver già lasciato il Paese. Le autorità americane non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito all'accaduto.