I porti del Nord Adriatico mantengono per il momento una situazione stabile nonostante le crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Marco Consalvo, presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico Orientale che sovrintende agli scali di Trieste e Monfalcone, ha rassicurato sullo stato attuale delle operazioni portuali, dichiarando che non si registrano impatti significativi legati al conflitto e alle possibili interruzioni nel passaggio dello Stretto di Hormuz.

Secondo quanto riferito da Consalvo durante un incontro pubblico, le strutture portuali godono di una posizione geografica favorevole che le protegge dalle rotte critiche. Le principali linee commerciali gestite dai due scali infatti non transitano vicino al Golfo Persico, poiché i flussi di merci provengono prevalentemente dall'Estremo Oriente e rimangono all'interno del bacino mediterraneo. Per quanto riguarda gli idrocarburi, il loro incidenza rappresenta soltanto il 10% del totale movimentato, una percentuale insufficiente a generare turbative significative alle operazioni.

Ma l'ottimismo del presente non cancella le preoccupazioni per il futuro. Consalvo ha infatti sottolineato come il quadro potrebbe stravolgere radicalmente qualora il conflitto si protraesse oltre il primo trimestre o addirittura il primo semestre del 2026. In tale scenario, gli effetti macroeconomici a cascata potrebbero colpire duramente l'intera filiera logistica: un innalzamento dei costi energetici, l'incremento delle tariffe di trasporto e dei noli rappresenterebbe un rischio definito dallo stesso presidente come "abbastanza elevato".

L'Autorità portuale rimane dunque vigile, monitorando l'evoluzione della situazione internazionale sapendo che la stabilità attuale potrebbe rivelarsi effimera. I prossimi mesi saranno determinanti per comprendere se i porti adriatici riusciranno a mantenersi isolati dalla tempesta geopolitica che infuria nel Levante, o se dovranno affrontare le conseguenze di un conflitto prolungato.