Una battaglia legale condotta sulle spalle di un bambino. È quanto accade a Marco, undicenne affetto da autismo, che si ritrova invischiato in un intrigo di ricorsi giudiziari che lo sta danneggiando profondamente. La vicenda si svolge a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, e rappresenta un caso emblematico di quando la burocrazia e i procedimenti amministrativi antepongono le loro logiche al benessere di uno studente vulnerabile.

Tutto inizia regolarmente a settembre 2025, quando Marco viene iscritto alla prima media della sua nuova scuola e si integra bene con compagni e insegnanti. Il percorso scola tico prosegue positivamente: nel primo quadrimestre il ragazzo ottiene una media di 7 decimi. Ma in gennaio arriva lo shock: una sentenza del Tar, impugnata dal padre, dispone la sua retrocessione alla quinta elementare. Il provvedimento viene eseguito immediatamente, con il trasferimento nella sezione di quinta dello stesso istituto comprensivo dove frequentava la media, anziché presso le elementari originarie in cui aveva studiato fino a giugno presso una scuola paritaria.

La situazione precipita così nelle mani della madre, che nelle settimane successive decide di ricorrere al Consiglio di Stato. Il massimo organo della giustizia amministrativa interviene sospendendo l'efficacia della sentenza del Tar. Eppure, a tutt'oggi, il bambino rimane ancora iscritto in quinta elementare, intrappolato in un limbo che nessuno sembra intenzionato a risolvere rapidamente. "Spero che la scuola applichi al più presto le indicazioni del Consiglio di Stato" afferma la madre, evidenziando come questa instabilità stia compromettendo l'equilibrio emotivo e psicofisico di suo figlio e il suo diritto fondamentale allo studio.

La donna punta il dito contro l'illegittimità della bocciatura stessa. Marco aveva completato positivamente il ciclo delle elementari e mostrava risultati soddisfacenti in prima media. La decisione di retrocederlo, sostiene, non è stata nemmeno discussa dal Consiglio di classe. Ancor più grave è il danno causato dall'improvvisa sottrazione del contesto educativo e sociale in cui il ragazzo si era finalmente adattato, dopo uno sforzo emotivo considerevole legato alla sua condizione di autismo. Quella stabilità, quella routine e quei rapporti faticosamente costruiti stavano favorendo la sua crescita cognitiva e personale. "Mio figlio deve tornare immediatamente in prima media" conclude con fermezza la madre, manifestando la frustrazione di una genitore che vede il sistema fallare nel proteggere un minore in difficoltà.