Da diciotto giorni imperversa la guerra nel Medio Oriente, eppure Luigi Di Maio, inviato speciale dell'Ue nel Golfo Persico, non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale sulla crisi. L'ultimo intervento pubblico risale al 27 febbraio, quando il rappresentante era a Roma per partecipare a una conferenza sulla regione, descritta come un fulcro della trasformazione geopolitica globale. Il giorno successivo, il 28 febbraio, gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato i bombardamenti su Teheran, colpendo anche la residenza della Guida suprema iraniana Alì Khamenei. Da allora, il silenzio assordante.

L'escalation militare ha toccato direttamente l'area geografica sotto il mandato di Di Maio: missili hanno raggiunto Bahrein, Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. Eppure nessun comunicato, nessuna presa di posizione dalla struttura del rappresentante europeo. Un'assenza particolarmente significativa se confrontata con il ruolo cruciale che la diplomazia dovrebbe svolgere in simili circostanze. Durante il precedente conflitto del giugno 2025, durato dodici giorni, i negoziati interni all'Ue si erano svolti senza Di Maio, con l'Alta rappresentante Kaja Kallas che ha sostituito il nostro connazionale nei colloqui con la controparte iraniana Abbas Araghchi. Una rara eccezione al silenzio è stata un intervento in videoconferenza il 13 marzo, quando Di Maio ha partecipato alla fiera LetExpo di Verona per discutere di de-escalation.

Di Maio è stato nominato a questo incarico dal Consiglio europeo nel maggio 2023, battendo tre candidati di spessore internazionale: l'ex commissario europeo Dimitris Avramopoulos, l'ex ministro degli Esteri cipriota Markos Kiprianou e l'ex inviato dell'Onu in Libia Jan Kubis. La candidatura era stata proposta dal governo Draghi e confermata successivamente dall'amministrazione Meloni. Il suo mandato è stato rinnovato e ora si estende fino a febbraio 2027. Nel primo incarico, Di Maio disponeva di un budget di quasi due milioni di euro annui, oltre a uno stipendio mensile di circa dodicimila euro netti più varie indennità.

Parallela alla sua missione presso l'Ue, le Nazioni Unite hanno proposto di affidare a Di Maio il prestigioso ruolo di coordinatore speciale per i negoziati di pace in Medio Oriente, con il titolo di vicesegretario generale e ufficio con sede a Gerusalemme. La posizione comporterebbe uno stipendio delle Nazioni Unite, esente da tassazione italiana, oltre a sostanziose indennità per le missioni in zone critiche. Tuttavia, mentre gli impegni internazionali si moltiplicano, il rappresentante italiano rimane sostanzialmente assente dal dibattito pubblico sulla peggiore crisi mediorientale degli ultimi decenni, suscitando interrogativi sulla effettiva operatività della sua missione in questo momento cruciale per la stabilità globale.