Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, ha rivolto un ultimatum al primo ministro Viktor Orban: mantenere gli impegni sottoscritti dall'Ungheria durante il vertice europeo dello scorso 18 dicembre. In un'intervista concessa all'European Newsroom, Costa ha affermato in tono deciso che una decisione votata dal Consiglio europeo rappresenta un vincolo vincolante per tutti gli Stati membri, senza margini di rinegoziazione.
Lo scontro tra il leader ungherese e Bruxelles ruota attorno all'oleodotto Druzhba e alle forniture energetiche dalla Russia. Due anni fa l'Unione europea aveva concesso una deroga speciale sia a Budapest che a Bratislava, permettendo loro di continuare l'importazione di gas e petrolio russo fino al termine del 2027. Dopo che Mosca ha danneggiato l'infrastruttura nel corso del conflitto ucraino, Costa ha sottolineato l'importanza di una riparazione rapida della condotta per garantire i rifornimenti ai due Paesi. L'esecutivo europeo e Kiev stanno già collaborando su questo fronte, con l'obiettivo di blindare il gasdotto da ulteriori attacchi futuri.
Nella stessa dichiarazione, Costa ha anche respinto duramente i toni utilizzati dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky nelle recenti critiche mosse verso Orban. Pur riconoscendo il sostegno incondizionato dell'Ue all'Ucraina su tutti i fronti—militare, diplomatico, politico e finanziario—e ribadendo le ottimali relazioni con Kiev, Costa ha chiarito che non è tollerabile esprimersi in modo scurrile e offensivo nei confronti di un capo di Stato europeo, indipendentemente dal livello di tensione emotiva del momento. Un equilibrio delicato tra fedeltà agli alleati ucraini e il mantenimento della disciplina istituzionale europea.