Una decisione destinata a fare scalpore nella politica europea quella del Partito popolare europeo, che ha deliberato l'espulsione dal proprio gruppo parlamentare di Branko Grims, eurodeputato sloveno del partito del premier Janez Jansa. La votazione, avvenuta durante una riunione dei deputati Ppe a Strasburgo, ha registrato 131 voti favorevoli, 7 contrari e 7 astenzioni, certificando così una rottura ormai inevitabile con il politico di Lubiana.

I motivi alla base di questa scelta sono molteplici e significativi. In primo luogo, la firma della mozione di sfiducia nei confronti di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea nonché membri del Ppe stesso, datata luglio 2025. Ancora più problematica, agli occhi dell'organizzazione guidata da Manfred Weber, è stata l'iniziativa di una conferenza presso il Parlamento Ue nel corso della primavera scorsa intitolata "Verso una maggioranza di estrema destra all'Eurocamera", evento organizzato senza alcun consenso dal gruppo.

A questi episodi si aggiungono altre questioni ideologiche e politiche. Il Ppe ha sottolineato come Grims abbia pubblicamente caldeggiato, in occasione delle ultime elezioni slovene, la formazione di un governo con esponenti dei Patrioti, il gruppo di estrema destra europeo. Nel contesto dei dibattiti parlamentari, inoltre, l'eurodeputato ha promosso posizioni critiche verso quella che definisce "l'ideologia Lgbt+ profondamente dannosa per i minori".

Nel comunicato ufficiale del gruppo, i deputati europei hanno ribadito che "l'appartenenza al Ppe comporta privilegi e responsabilità che richiedono serietà e coerenza", suggerendo come l'atteggiamento di Grims fosse divenuto incompatibile con i valori fondanti dell'organizzazione. L'eurodeputato sloveno, dopo questa espulsione, dovrebbe confluire nella categoria dei deputati Non iscritti, senza al momento alcuna prospettiva concreta di adesione ad altri gruppi parlamentari di destra.

Questa vicenda rappresenta uno dei momenti più significativi di tensione intterna al Ppe europeo negli ultimi mesi, riflettendo le crescenti difficoltà nel mantenere coesione all'interno di una famiglia politica sempre più frammentata dalle spinte populiste e nazionaliste che caratterizzano la politica contemporanea nel continente.