Uno dei ghiacciai più iconici del pianeta sta attraversando una fase critica. Il Perito Moreno, situato nella Patagonia argentina e a lungo considerato un'anomalia positiva tra i suoi simili continentali per la sua apparente resistenza ai cambiamenti climatici, oggi racconta una storia diversa. Le fotografie scattate dal satellite Sentinel-2 del programma europeo Copernicus lo scorso 30 giugno documentano chiaramente il suo arretramento, rendendo visibile dallo spazio ciò che i ricercatori osservano da anni con crescente apprensione.

I numeri parlano di un'accelerazione preoccupante. Secondo uno studio pubblicato su Progress in Physical Geography, che analizza quasi tre decenni di dati acquisiti dai satelliti, nel corso del 2025 il ghiacciaio ha registrato una perdita di fronte glaciale pari a circa 385 metri, il peggior risultato mai documentato a partire dal 1997. Non si tratta di un fenomeno isolato: a partire dal 2019, il ritiro complessivo ha già superato gli 800 metri, mentre considerando l'arco temporale tra il 1997 e il 2023, la massa glaciale ha subìto una contrazione equivalente a quasi tre chilometri quadrati di superficie.

Gli studiosi ritengono che dietro questo drammatico cambiamento vi siano due fattori principali. In primo luogo, il ghiacciaio ha perso quella barriera naturale che per decenni aveva garantito una sorta di equilibrio dinamico, proteggendolo dalle fluttuazioni climatiche più estreme. In secondo luogo, e più determinante, agisce l'effetto combinato del riscaldamento globale, che sta alterando le condizioni termiche alle alte latitudini meridionali e accelerando i processi di fusione su scala continentale.

La trasformazione del Perito Moreno rappresenta un campanello d'allarme significativo per la comunità scientifica internazionale. Per generazioni, il ghiacciaio era stato considerato un'eccezione tra i grandi complessi glaciali patagonici proprio per la sua relativa stabilità, il che lo rendeva un caso di studio affascinante. Oggi quel status di eccezione si è invertito, trasformandosi in ulteriore evidenza della progressione inesorabile dei cambiamenti climatici globali, anche nelle aree che sembravano più resistenti.