A Strasburgo si accende il dibattito sulla vulnerabilità dei cittadini europei di fronte alle minacce informatiche. Durante la sessione plenaria del Parlamento, la Commissaria europea per gli Affari mediterranei Dubravka Šuica ha ribadito con forza che qualsiasi accesso non autorizzato ai dati personali rappresenta un reato e che l'utilizzo di software spia come Pegasus costituisce una violazione inaccettabile dei diritti fondamentali.
Il caso che ha fatto da detonatore alla discussione riguarda Stelios Kouloglu, ex europarlamentare greco e giornalista specializzato in inchieste, rimasto vittima di sofisticati attacchi informatici perpetrati con il malware Pegasus. La sua storia ha messo in luce le fragilità del sistema normativo europeo nel contrastare queste minacce sempre più sofisticate e pericolose.
Secondo Šuica, il problema risiede nella necessità di aggiornare e rafforzare le attuali tutele legali. La Commissaria ha sottolineato che il Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr) deve essere adeguato per offrire protezioni specifiche a giornalisti e cittadini comuni, lavorando in sinergia con la direttiva sulla privacy elettronica, che già prevede misure contro le intercettazioni abusive delle comunicazioni.
Attualmente, le direttive europee già impongono agli Stati membri l'obbligo di punire gli accessi illegali ai sistemi informatici. Tuttavia, Šuica ritiene che queste norme non siano sufficienti: la Commissione sostiene la necessità di una cornice legislativa europea ancora più solida e coerente per arginare efficacemente il fenomeno degli spyware e proteggere effettivamente i diritti digitali dei cittadini dell'Unione.