Superare la contrapposizione tra innovazione, sostenibilità economica e sviluppo industriale nel settore farmaceutico rappresenta la vera sfida per il nostro Paese nei prossimi anni. A sostenerlo è Gian Antonio Girelli, deputato e membro della commissione Affari sociali, intervenendo al convegno "Il sistema delle life science nel nuovo scenario globale", promosso congiuntamente da Healthcare Policy e Formiche.

Durante l'incontro, che ha riunito istituzioni, imprese, clinici e accademici, è emersa con chiarezza l'esigenza di ripensare completamente l'approccio alla sanità nazionale. Per troppo tempo, spiega Girelli, il dibattito pubblico ha presentato questi tre pilastri come mutuamente esclusivi: investire in farmaci innovativi oppure contenere la spesa, sostenere l'industria oppure proteggere il Servizio sanitario nazionale. Un'impostazione che il deputato definisce categoricamente come "falsa alternativa". La vera missione del legislatore, secondo questa prospettiva, consiste nel disegnare un quadro normativo che consenta di perseguire contemporaneamente l'avanzamento terapeutico, la stabilità finanziaria del sistema e la crescita competitiva delle aziende.

Il nodo cruciale riguarda tuttavia la governance dell'accesso alle cure innovative. Girelli sottolinea come sia necessario accelerare, rendere trasparente e rendere prevedibile l'intero percorso che separa l'autorizzazione normativa dall'effettiva disponibilità dei nuovi farmaci negli ospedali e nelle farmacie italiane. La velocità decisionale, sostiene, non è solo una questione di competitività economica, ma un elemento fondamentale del diritto alla salute dei cittadini. Oggi le innovazioni terapeutiche, dai farmaci personalizzati alle tecnologie digitali, rappresentano un'opportunità straordinaria, ma solo se effettivamente raggiungono le persone senza discriminazioni territoriali.

Una delle criticità più evidenti del sistema attuale è la frammentazione dei percorsi di accesso, che crea disparità inaccettabili tra regioni e province. Il luogo di residenza continua a influenzare tempi e possibilità di cura, trasformando di fatto le promesse dell'innovazione in promesse non mantenute per molti pazienti. Per evitare questo scenario, Girelli chiede regole univoche a livello nazionale, tempi stabiliti e processi decisionali che operino con trasparenza nel valutare sia l'efficacia clinica che la sostenibilità economica dei nuovi trattamenti.

In questo contesto, il ruolo delle life science acquista una valenza strategica inedita, soprattutto considerando il mutamento dello scenario geopolitico internazionale. L'Italia ha l'opportunità di trasformare la propria capacità nel settore farmaceutico e biotecnologico in un vantaggio competitivo durevole, a patto che sappia pensare in termini di sistema integrato. Non si tratta più, insomma, di scegliere tra cura e conti in ordine, ma di costruire un modello dove l'innovazione genera valore per il Paese intero: per i pazienti che accedono a terapie efficaci, per le aziende che competono globalmente, per il servizio pubblico che garantisce equità.