La confusione normativa nel settore del gioco fisico italiano raggiunge il punto di rottura. L'AGIC, l'associazione che riunisce i principali operatori concessionari, ha acceso i riflettori su un problema che paralizza il comparto ormai da anni: l'assenza di una regolamentazione unitaria che consenta programmazione industriale e innovazione tecnologica.

Il nodo della questione affonda le radici nella storia recente del gioco legale nel nostro paese. Dopo decenni di gestione centralizzata tramite l'AAMS (oggi Agenzia delle Dogane e dei Monopoli), negli ultimi anni Regioni e Comuni hanno iniziato a legiferare autonomamente, introducendo vincoli sempre più stringenti sulla dislocazione degli esercizi e gli orari di apertura, generalmente motivati da ragioni di tutela sanitaria e sociale. Questa frammentazione ha creato un sistema a macchia di leopardo che rende estremamente difficile operare su scala nazionale.

Gli esempi concreti chiariscono la portata del problema. Un'agenzia di scommesse in Emilia Romagna deve mantenersi a una distanza minima di 500 metri dai luoghi considerati sensibili, come scuole e strutture mediche. La stessa agenzia, se posizionata nel Lazio, può operare a soli 250 metri di distanza. In altre regioni ancora, i vincoli variano persino in base alla popolazione del singolo comune. Questa giungla normativa impedisce sia la programmazione della rete commerciale che l'indizione regolare di gare per l'assegnazione delle concessioni, come ha evidenziato anche il Consiglio di Stato.

Una riforma era attesa per metà 2026. Il vice ministro dell'Economia Maurizio Leo aveva indicato che il riordino avrebbe raggiunto il Consiglio dei Ministri per l'approvazione definitiva entro la scadenza della Delega Fiscale di fine agosto. Tuttavia, le speranze sono state spente dalle dichiarazioni di Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che ha chiarito in modo categorico: il governo non intende ridimensionare i vincoli di distanza dagli istituti scolastici e dai luoghi frequentati dai giovani. La proposta del MEF di fissare standard nazionali (100 metri dai luoghi sensibili certificati, 200 per gli altri) è stata giudicata inaccettabile dall'esecutivo.

L'AGIC ha quindi lanciato un allarme ufficiale, sottolineando che il blocco della riforma impedisce al settore di dotarsi di una programmazione industriale seria e degli investimenti tecnologici necessari, anche per migliorare gli strumenti di protezione dei giocatori. Con il mancato riordino, il comparto rimane intrappolato in un regime di proroghe continue, con aziende che non possono pianificare il futuro e una rete commerciale che risale ai primi anni Duemila, ormai obsoleta rispetto ai bisogni del mercato contemporaneo.