La situazione nel Golfo Persico torna a deteriorarsi rapidamente. Il presidente Trump ha dichiarato pubblicamente che qualsiasi tregua con l'Iran è ormai terminata, affermando di essere personalmente nel mirino dei vertici iraniani. Secondo quanto riferito dal nostro inviato Paolo Mastrolilli, il capo della Casa Bianca sostiene di occupare un posto di rilievo nella lista dei bersagli identificati dalle autorità di Teheran.
La dichiarazione coincide con una seconda notte consecutiva di operazioni militari nella regione. I Guardiani della Rivoluzione, corpo d'élite dell'esercito iraniano, hanno lanciato nuovi attacchi colpendo obiettivi nei paesi confinanti del Golfo. Questo ciclo di violenza rappresenta un'ulteriore escalation dopo settimane di tensioni crescenti tra Washington e la capitale iraniana.
In un comunicato particolarmente provocatorio, gli stessi Guardiani della Rivoluzione hanno lanciato un avvertimento diretto: hanno minacciato la possibilità di chiudere nuovamente lo Stretto di Hormuz, uno dei canali marittimi più strategici al mondo. Una simile mossa avrebbe conseguenze economiche devastanti non solo per gli Stati Uniti, ma per l'intero mercato energetico globale. Lo Stretto rappresenta il passaggio cruciale attraverso il quale transita una percentuale significativa del petrolio mondiale.
Le dichiarazioni di Trump rappresentano un cambio di tono rispetto ai mesi precedenti. Il presidente sembra disposto a intensificare il confronto militare con Teheran, abbandonando gli ultimi residui di uno status quo diplomatico sempre più fragile. La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione l'evolversi della crisi, consapevole dei rischi sistemici che un conflitto aperto potrebbe determinare sulla stabilità mediorientale e sui mercati mondiali.