Le autorità messicane puntano il dito contro Ken Salazar, l'ex rappresentante diplomatico degli Stati Uniti in Messico, accusandolo di aver rilasciato dichiarazioni contraffatte riguardanti l'operazione che ha portato all'arresto del potente narcotrafficante Ismael "El Mayo" Zambada nello scorso luglio. Secondo quanto comunicato dalla Procura generale della Repubblica messicana, l'ex ambasciatore avrebbe negato categoricamente il coinvolgimento di agenti statunitensi nell'operazione, fornendo così informazioni contrarie a quanto effettivamente accaduto.
La Procura messicana ha identificato tre distinti principi internazionali violati dalle condotte di Salazar: il principio della buona fede sancito dalla Carta delle Nazioni Unite, la Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati internazionali e la Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche. Questi strumenti legali rappresentano il fondamento su cui poggia la cooperazione tra nazioni e il corretto operato dei rappresentanti diplomatici nelle relazioni bilaterali.
Tuttavia, le autorità messicane hanno chiarito che Salazar non dovrà affrontare alcun procedimento penale. L'ex diplomatico è coperto dall'immunità internazionale, una protezione che scatta automaticamente per gli atti compiuti durante l'esercizio del mandato ufficiale. Le eventuali conseguenze della denuncia saranno quindi di carattere diplomatico e istituzionale, non giudiziario, determinando possibili ripercussioni a livello di relazioni tra i due paesi.
In parallelo, la Procura messicana ha annunciato una nuova richiesta formale al governo degli Stati Uniti affinché fornisca chiarimenti dettagliati sul presunto ruolo dell'Fbi nell'operazione che ha determinato la cattura del boss del Cartello di Sinaloa. Questo secondo passo rappresenta il tentativo messicano di fare luce sulla dinamica reale degli eventi, contrapponendosi alle versioni fornite dalla diplomazia americana nei mesi scorsi.