Una gara spietata si è consumata negli schermi dei computer delle principali aziende di trasformazione del pomodoro italiano lo scorso 30 giugno. A mezzogiorno in punto, otto milioni e mezzo di confezioni di derivati del pomodoro – passate, pelati, polpe e concentrati – sono state messe all'asta con una sola regola: chi offre il prezzo più basso si aggiudica la commessa. In gioco c'erano circa quindicimila tonnellate di prodotto, una quantità significativa che poteva rappresentare una boccata d'ossigeno o un colpo devastante per i bilanci dei trasformatori.
A condurre questa procedura non era il responsabile acquisti di una singola catena di supermercati, bensì la Constellation, una potente centrale d'acquisto europea che opera come intermediario invisibile ma determinante nel mercato alimentare continentale. Non produce, non coltiva e non vende direttamente ai consumatori finali: compra solamente, e grazie a questo ruolo strategico acquisisce un potere contrattuale praticamente inattaccabile. In questo specifico caso, Constellation agiva per conto di sei giganti della distribuzione europea: la britannica Brakes, la tedesca Chefs Culinar, la danese Hørkram, la svedese Menigo, le divisioni francese e irlandese di Sysco e l'italiana Marr.
Secondo la documentazione consultata dai nostri redattori, il meccanismo dell'asta era strutturato in modo da favorire il ribasso continuo. Erano previste cinque aste distinte, una per ogni categoria di prodotto. La prima fase durava venti minuti, durante i quali ogni azienda poteva modificare liberamente la propria offerta, ma esclusivamente verso il basso. I concorrenti non potevano vedere i prezzi degli altri partecipanti, solo la propria posizione nella classifica. Se qualcuno presentava un'offerta migliore negli ultimi tre minuti della fase, il tempo veniva automaticamente prolungato di altri centoottanta secondi, protraendo così lo stato di tensione competitiva.
Dopo questa prima battaglia, iniziava la fase finale: cinque minuti di offerte sigillate, durante i quali ogni trasformatore poteva presentare un'ultima proposta che doveva essere necessariamente inferiore a quella precedente. Al termine di questo passaggio, la scelta finale spettava alla centrale d'acquisto, che selezionava i fornitori vincitori in base ai prezzi proposti. Un sistema che premia esclusivamente chi riesce a comprimere ulteriormente i margini, ignorando completamente aspetti come la qualità, la sostenibilità o le condizioni di lavoro lungo la filiera.
Questo meccanismo rappresenta una delle manifestazioni più evidenti di come i grandi intermediari del commercio alimentare europeo stiano progressivamente schiacciando i produttori nazionali, costringendoli in una corsa al ribasso senza fine. Le centrali d'acquisto, cresciute significativamente in importanza negli ultimi anni, hanno acquisito un ruolo determinante nella fissazione dei prezzi alimentari continentali, operando con una leva contrattuale che i singoli produttori non hanno alcun modo di contrastare. Per le aziende di trasformazione del pomodoro italiano, partecipare a queste aste significa accettare le condizioni imposte o rischiare di rimanere escluse dal mercato.