Peter Hujar è tornato. Dopo decenni di oblio relativo, il fotografo americano morto di AIDS nel 1987 sta vivendo una vera e propria riscoperta, grazie a una serie di progetti editoriali e artistici che hanno trasformato la percezione della sua opera. La celebrazione raggiunge il suo apice con una mostra dedicata ai suoi provini contatto presso la prestigiosa Morgan Library & Museum di New York, accompagnata da una pubblicazione edita da Mack che raccoglie trecento pagine di indagine critica sulla figura di questo maestro della fotografia.

Per capire l'importanza di questo rinascimento culturale, bisogna considerare la traiettoria di Hujar: un uomo che ha lavorato per vent'anni lasciando poche tracce scritte di sé, senza autobiografie, diari o interviste significative. Il suo unico libro fotografico realizzato in vita, "Portraits of life and death", rappresenta un capolavoro dove i ritratti dei personaggi più emblematici della New York degli anni sessanta e settanta - da William Burroughs a Susan Sontag, da Divine a John Waters - dialogano direttamente con immagini di mummie nelle catacombe di Palermo. Una metafora viscerale sulla condizione umana.

Ma il vero catalizzatore di questa rinascita è stata la scoperta avvenuta nel 2019 di una trascrizione d'archivio presso la Morgan Library. Si trattava di una registrazione del 19 dicembre 1974, quando lo scrittore Linda Rosenkrantz intervistò Hujar chiedendogli di raccontare nel dettaglio ogni momento della giornata precedente. L'esperimento era nato dal desiderio di Rosenkrantz di creare una serie di interviste biografiche con artisti, progetto che non arrivò mai a compimento. Quattro decenni dopo, la scrittrice ha trasformato quel dialogo perduto in un libro intitolato "Peter Hujar's day", dal quale il regista Ira Sachs ha tratto un film omonimo con Ben Whishaw e Rebecca Hall, presentato alla Festa del Cinema di Roma.

A questi progetti si aggiungono la mostra itinerante "Speed of life" e le esposizioni italiane a Venezia e Prato nel 2024, nonché la pubblicazione di "The wonderful world that almost was", biografia di Andrew Durbin che ripercorre la vita di Hujar e della sua relazione con il pittore Paul Thek. Gli archivi conservati dalla Morgan Library comprendono oltre cinquemilatrecento provini a contatto in bianco e nero, ora al centro di una ricerca curata da Joel Smith e dall'archivista Olivia McCall. Per decenni, la fama di Hujar è stata eclissata da quella di giganti come Robert Mapplethorpe e Diane Arbus. Oggi, finalmente, il suo sguardo penetrante sulla realtà sta ricevendo il riconoscimento che merita.