I mercati azionari dell'Asia hanno iniziato la seduta con una tendenza prevalentemente al rialzo, cercando di stabilizzarsi dopo le tensioni generate dai recenti attacchi aerei statunitensi contro l'Iran. Questo rimbalzo rappresenta un tentativo di normalizzazione in una fase caratterizzata da elevata volatilità geopolitica. Gli indici dei future europei, con l'Euro Stoxx 50 che segna un avanzamento dell'1%, e quelli newyorkesi, in crescita dello 0,2%, confermano un cauto ottimismo anche oltreoceano, seppur ancora fragile.
Le principali piazze asiatiche hanno risposto in modo differenziato alle dinamiche globali. Tokyo ha guidato il rimbalzo con un incremento dell'1,4%, seguita da Seul (+0,7%), Shenzhen (+0,5%) e Shanghai (+0,3%). Hong Kong ha invece registrato una flessione dell'1,1%, mentre Sydney ha perso lo 0,3%, riflettendo le incertezze che ancora permeano il sentiment degli investitori sulla stabilità regionale e sui possibili sviluppi della situazione mediorientale.
Il comparto energetico rimane caratterizzato da una sostanziale stabilità, con il petrolio che ha subito solo una lieve contrazione dello 0,1%. Il greggio Wti si attesta a 73,4 dollari al barile, mentre il Brent transita a 77,9 dollari. Tuttavia, il quadro rimane fragile dato il rischio concreto di una possibile paralisi dello Stretto di Hormuz, uno dei principali colli di bottiglia del commercio petrolifero globale, che potrebbe innescare nuove spinte al rialzo dei prezzi.
Sulla scia delle preoccupazioni per un'inflazione persistente e per la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi di interesse, i titoli di Stato rimangono sotto pressione. I Treasury decennali americani continuano a rendere il 4,55%, sebbene in lieve diminuzione rispetto ai picchi notturni. Contestualmente, l'oro ha registrato un recupero dello 0,9%, raggiungendo quota 4.088 dollari l'oncia, scontando proprio le ansie legate ai possibili aumenti dei tassi derivanti dalla crisi geopolitica in corso e dalla ricerca di beni rifugio da parte degli investitori.