Un gruppo trasversale di parlamentari dell'opposizione ha sottoscritto una lettera indirizzata al governo centrale per spingere l'adozione del Safe, il meccanismo europeo che consentirebbe agli Stati membri di accedere a finanziamenti comuni destinati al potenziamento delle capacità difensive. Tra i firmatari figurano personalità di rilievo come Benedetto Della Vedova (più Europa) e Graziano Delrio (Partito Democratico), insieme a dodici altri esponenti del centrosinistra e delle forze liberaldemocratiche.
Secondo quanto contenuto nel documento, il Safe rappresenterebbe una misura concreta per avanzare verso una difesa europea integrata, pur non essendo lo strumento definitivo per realizzare pienamente questo obiettivo. I sottoscrittori evidenziano come il meccanismo favorirebbe acquisti coordinati tra nazioni, stimolerebbe l'innovazione tecnologica nei settori strategici e rafforzerebbe l'industria della difesa comunitaria, creando nel contempo maggiore interoperabilità tra gli eserciti dell'Unione. Attraverso l'emissione di Eurobond, il Safe mette a disposizione prestiti a condizioni vantaggiose per finanziamenti di sicurezza senza gravare ulteriormente sui bilanci nazionali.
L'appello contenuto nella missiva rappresenta una critica implicita all'amministrazione Meloni, accusata di rinviare continuamente la decisione sul Safe nonostante i vantaggi economici evidenti. I sottoscrittori interpretano questo atteggiamento come una forma di resistenza ideologica, paragonandolo al precedente conflitto sulla gestione del Mes (il Meccanismo europeo di stabilità). Secondo la lettera, il governo centrale mantiene una posizione rigorosamente difensiva del diritto di veto nazionale nelle materie di politica estera e sicurezza, opponendosi a forme di integrazione sovranazionale.
Gli estensori del testo dichiarano esplicitamente di favore verso una costruzione progressiva degli Stati Uniti d'Europa, con l'abolizione del diritto di veto nelle decisioni comuni di natura strategica. Riconoscono tuttavia che una simile architettura istituzionale rimane ancora un obiettivo lontano dal punto di vista politico pratico. A loro giudizio, l'Esecutivo respinge il Safe non per ragioni tecniche o finanziarie, bensì per una diffidenza strutturale verso gli strumenti di integrazione europea e per una visione generale euroscettica, della quale testimonierebbe anche la precedente opposizione al Piano nazionale di ripresa e resilienza.
La questione si inserisce nel più ampio dibattito sulla forma che dovrà assumere la politica difensiva dell'Unione Europea nei prossimi anni, specialmente in un contesto internazionale segnato da crescenti incertezze geopolitiche. Mentre l'establishment europeo converge sull'esigenza di rafforzare le capacità militari comuni, permangono significative divergenze tra i governi nazionali riguardo ai moduli attraverso i quali perseguire questo obiettivo e al grado di sovranità che ciascuno Stato è disposto a condividere con Bruxelles.