Il presidente americano Donald Trump ha sorpreso ancora una volta con un approccio contraddittorio al vertice Nato di Ankara dell'8 luglio 2026. Prima dell'inizio dei lavori ha lanciato accuse senza filtri contro gli alleati europei, ripetendo cifre gonfiate sugli investimenti difensivi statunitensi nel corso dei decenni e lamentandosi del sostegno insufficiente per le operazioni militari contro l'Iran. Eppure, al termine della riunione, ha apposto la firma sul comunicato finale che solidifica gli impegni più importanti dell'Alleanza.
Il documento conclusivo ribadisce solennemente il principio della difesa collettiva sancito dall'articolo 5 del Trattato dell'Atlantico del Nord, confermando il pieno appoggio al supporto militare e politico verso l'Ucraina nella difesa dall'aggressione russa. La Russia viene esplicitamente identificata come una minaccia strutturale alla stabilità e alla sicurezza euro-atlantica. Questi punti rappresentano una continuità rispetto alle posizioni precedenti, smentendo le preoccupazioni di un possibile disimpegno americano alimentate dalle dichiarazioni mattutine di Trump.
Secondo l'analisi del generale Vincenzo Camporini, questa divergenza tra il tono bellicoso e gli esiti concreti rivela un dato significativo: l'instabilità prevedibile delle posizioni americane ridefinisce completamente il contesto strategico europeo. Il generale sottolinea come gli Stati Uniti abbiano beneficiato economicamente dagli investimenti difensivi europei, che hanno alimentato appalti per l'industria bellica americana. Inoltre, durante la Guerra Fredda l'Europa ha rappresentato il principale scudo difensivo del territorio statunitense, un fatto spesso trascurato nelle recriminazioni attuali.
Trump ha inoltre criticato l'indisposizione dell'Europa a supportare un'azione militare contro l'Iran, ignorando deliberatamente gli obblighi del Trattato dell'Atlantico Nord, che vincola i firmatari al rispetto dei principi democratici e limita il ricorso alla forza alle sole situazioni di difesa collettiva. Questa posizione sottolinea il crescente scollamento tra gli obiettivi americani unilaterali e i vincoli multilaterali.
La conclusione della riunione, con Trump visibilmente soddisfatto dal clima di consenso nei suoi confronti e dalla sottoscrizione del documento finale, rappresenta un momento di stabilità apparente. Tuttavia, per Camporini questo paradosso strategico rende ormai improcrastinabile per l'Europa lo sviluppo di una capacità militare e politica significativamente più autonoma, pur rimanendo all'interno della cornice dell'Alleanza atlantica. L'Europa non può più contare su una partnership prevedibile e deve rafforzare le proprie leve di potenza.