Gli Stati Uniti stanno per trasferire la produzione di uno dei suoi sistemi d'arma più strategici oltre Atlantico. Lockheed Martin e il colosso tedesco Rheinmetall hanno siglato un accordo per realizzare i missili balistici tattici Atacms (Army Tactical Missile System) nello stabilimento di Unterlüß, in Germania. L'intesa è stata annunciata ad Ankara durante il Forum dell'industria della difesa in concomitanza con il vertice Nato del 9 luglio 2026, con il pieno sostegno di Washington e Berlino. L'obiettivo è creare un polo europeo capace di produrre, assemblare e distribuire questi missili a tutti i Paesi dell'Alleanza e ai partner internazionali.
La decisione riflette una realtà concreta: gli impianti americani non riescono più a stare al passo con la crescente domanda. Lockheed Martin sta infatti riducendo progressivamente la produzione degli Atacms nello stabilimento di Camden, in Arkansas, per dedicare risorse al più recente Precision Strike Missile, destinato a rimpiazzare il vecchio sistema nell'arsenale americano. Nel frattempo, l'Europa e soprattutto l'Ucraina richiedono quantità sempre maggiori di questi missili, creando un vuoto che deve essere colmato rapidamente.
Rheinmetall accelererà i tempi: secondo le previsioni, inizierà già nel 2027 a produrre i componenti e i motori a razzo presso il sito di Unterlüß, attualmente interessato da un ampio piano di espansione. La produzione completa dei missili dovrebbe seguire nei mesi successivi. Il gruppo tedesco stima che il fabbisogno annuale europeo e ucraino possa oscillare tra 600 e 800 missili, un volume considerevole che giustifica pienamente l'investimento.
Questo accordo rappresenta un cambio di paradigma nella strategia industriale difensiva americana. Anziché concentrare la manifattura sul suolo nazionale, Washington sembra orientata a distribuire la capacità produttiva tra gli alleati più vulnerabili, rafforzando al contempo la resilienza complessiva della base industriale occidentale. Un segnale ancora più evidente arriva dalla concessione che il presidente Trump ha annunciato ad Ankara: autorizzare l'Ucraina a produrre direttamente i sistemi Patriot. La combinazione di questi movimenti traccia una nuova geografia della difesa europea, dove il vecchio continente non è più solo consumatore di tecnologie americane, ma diventa produttore a pieno titolo.
La scelta risponde a pressioni immediate e durature. La guerra in Ucraina ha creato una domanda senza precedenti di sistemi d'arma avanzati e ha messo in luce le fragilità di una catena di approvvigionamento troppo centralizzata. Distribuire la produzione significa garantire continuità anche in caso di disruption, oltre a rafforzare l'indipendenza strategica dell'Europa in uno scenario geopolitico sempre più complesso. I prossimi mesi diranno se questa trasformazione avrà davvero luogo o se rappresenta solo il primo passo di una ridefinizione più ampia dei rapporti industriali transatlantici.