Uno scenario politico frammentato caratterizza il voto sull'euro digitale presso il Parlamento europeo. L'assemblea di Strasburgo si è pronunciata sulla possibilità di avviare i negoziati istituzionali per introdurre una versione digitale della moneta comune, e dai dati nominali emerge una profonda divergenza tra gli schieramenti italiani, anche all'interno della stessa maggioranza governativa.

La delegazione della Lega ha mantenuto una posizione unitaria contraria all'apertura dei negoziati. Anche Roberto Vannacci, leader della formazione di Futuro Nazionale, si è allineato con il fronte dei no, contribuendo a costituire un blocco di opposizione al progetto della Banca centrale europea. La loro resistenza rispecchia dubbi che circolano nella destra populista europea riguardo ai rischi di controllo centralistico sulla finanza digitale dei cittadini.

Ben diverso l'orientamento di Fratelli d'Italia, che ha sostenuto l'avvio dei negoziati con la quasi totalità dei suoi eurodeputati. Unica eccezione è stata quella di Sergio Berlato, il quale ha preferito votare contro, rappresentando così una voce solitaria all'interno della delegazione meloniana. La coesione della maggioranza relativa di FdI su questo dossier contrasta marcatamente con la compattezza dell'opposizione leghista.

Il fronte favorevole ai negoziati ha incluso anche Forza Italia nella sua interezza, il Partito Democratico, il Movimento Cinque Stelle e l'Alleanza Verdi Sinistra. A loro si è aggiunta l'eurodeputata dei Liberali Ue Elisabetta Gualmini. Un'ampia coalizione trasversale che evidenzia come il tema dell'euro digitale, pur suscitando resistenze, goda di un sostegno diffuso presso le principali forze europee favorevoli all'integrazione monetaria.